TINA MODOTTI


“La vita è una malattia
dalla quale si guarisce
con la morte”?
questo, Tina, pensavi
nel lungo inverno staliniano
quando sui vetri striati di ghiaccio
disegnavi il volto dei taglienti
soli di Mexico City
e le indie di Oaxaca tenevano
il tuo grande cuore
nelle mani screpolate
da fatica di sangue
mani stremate dalla Conquista
O Tina dagli occhi neri
congiunti astri d’amore e morte
mobili e tragici
come il sangue di Juan Antonio
tu sapevi della sua condanna?
e della tua?
Il tuo corpo un sogno di luce
un pensiero tradito
una fotografia di pure linee
il botto di uno sparo rivoluzionario
i silenzi del divenire
arte di vendetta oblio
Quante volte hai cessato d’essere
quando sparavano nella schiena
dei compagni, Tina,
il cuore ti moriva
una rosa oscura di sangue?
Non generasti e fu uno sbaglio
poiché dalla tua malinconia
sarebbero nati
splendidi fiori d’amore
o Tina, morta in un taxi
sopra le rovine azteche già morte
e quelle del mondo che sognasti
e non nacque, o Tina…

 

Alberto Figliolia