Una telecamera come un coinquilino nello sguardo
subaffitta le geometrie dell'io.
Altri, manciate di indecidibili attenzioni
sostano brevi sui grani d'asfalto:
ricopre il corpo di terra appena sotto misura al suo respiro,
tanto che ne dubita solo violenza,
che scossa, che crepa,
che vuol dire morire.

 

Aurelia Delfino