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ORFEO
SENZA SPERANZA
Acidule mele
maturano destate
i pometi lombardi
del mio primo amore
e dolce il granoturco si fa ruggine
al sole di settembre. E la tua pelle
più dolce della mela che ricordo
addentata una sera da fanciullo,
la tua pelle è di scabra materia,
serena e primordiale,
una ciotola forse
tra ghirigori dacqua.
O epidermide di scorze e di velluti,
quante mani hanno i sensi dellattesa.
Eppure le parole
modulate sul suono delle foglie
una canzone non sanno ritmare
per la tua grazia acerba.
E si fa notte.
Orfeo senza speranza,
la cetra ripongo dei miei versi.
Periferie di stelle addormentate
Lontanissimi aedi accordano
inutili strumenti.
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