Qualcuno Loro, da dentro, dicono Blu. Serve a stordirsi di bianco a sciacquarsi dagli occhi un regno di sguardi, pareti di dita e pupille spuntate per dire puntando cieche masticando parole. E allora si sceglie. Allora viene quel respiro e ci si perde. - Ma tu, che leggi le lettere belle riesci a vederli i pomeriggi grigi uguali, stipati come maglioni col “dove” degli altri che filtra a gocce si annida in chiazze da dietro gli armadi? Qui non si muore, sbiaditi ci si continua. Fuori continuano le strade. E sempre dietro gli occhi, nelle tasche di tutti ognuno cova un altro dove. Nei giorni si svezzano prigioni le si cresce tra sillaba e gola fino a che il grido sfuma e si fa sfondo. Non è una grata che stringe di nero dentro o nei parchi, qui o chiusi su un viale ma la vita, lasciata a guardarsi. Un’agonia di gusci e cicale. * Nelle carceri milanesi Blu è la bomboletta di gas usata in cella per il caffè o altre vivande. | |
|
Marco Bin | |