Treno del bar


 
Mi parli dell’ultimo ragazzo

con tristezza e risatine

e sguardi tozzi alla peluria

scura delle braccia, ai bicchieri

grandi che le incrociano.

 

Mentre sosta

il treno sembra s’affolli

del vento a cui, intero,

resiste nella banchina.

Il bar ingombra un vagone

sforzando le pareti per starvi,

le persone. E’ torrido restare

in quest’aria piena, flessa.

 

Sarebbe una mossa sola, uno scarto

per cadere nel parcheggio della stazione

inanellato per questa sera

dai calci di una partita

tra ragazzi grandi e padri

 

in quell’incertezza tenera,

di gatti smagriti dal pelo zuppo,

a muoverli lenti,

azzoppati dalle pozze,

nell’unica luce

del bianco del pallone.

 

Sarebbe questa pioggia

a tenerci nella povertà

di uno scompartimento pieno,

dentro un rumore

condiviso al dettaglio

di scricchiolii e ritorni a casa.

 

 
 

 

Non riconosci presto la tua città

mentre l’attraversi col treno:

impieghi il tempo delle poche piazze

che s’affacciano sui binari.



Stefano Aldeni