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Preme il sole sui tetti I. Preme il sole sui tetti diramandovi sopra, ombroso. Le case, calciate dal traffico, si tengono tra loro, segrete e ben guardate dai pedoni sulla loro terra, tutta di confine. II. Le case non servono più a far nascere: il pavimento rapprende pure la madre con le braccia muscolose dei quattro figli, della spesa prima della festa, del ponte mezzo feriale. III. La madre ancora sembra sostenere qualcuno, dentro, e qualcosa, quando parla al neon della farmacia, distante e giusto alla svolta del suo due locali o corre al frutto che rotola via dalle sue borse medie. IV. Quelle borse piene di partenze, di notte, come strattoni tra i semafori dei grandi incroci che tutti insieme occhieggiano senza guardare; quelle borse cariche di viaggi al mare che non sembrano riuscire: minuscoli secoli nei tornanti a picco rimescolano i bambini, dispiacciono. L’ora d’arrivo è sconosciuta, quando ancora gli allievi non ripassano e le vecchie ripetono sottovoce tutta la messa.
V. C’è un ultimo duro timore quando il nuovo costume è preso da quel vento che aggancia la pioggia e la uncina a sé: i bambini mettono quel viso non loro, freddo ed occupato, sopra le gambe di traverso o stese, ma spacciate: per quel pomeriggio, la madre preferisce bagnarsi tutta, ostentandosi da sola, nel mare, che solo la testa, fuori, nel temporale che dopo la spiaggia sembra affondare dall’alto, ammarare. Ti guardo a lungo, madre, e non sembro tacere. |
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Stefano Aldeni
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