Giovanni Schiavo Campo - Suono e Tao

 

 

       

Il Taoismo riconosce la priorità ontologica del suono come dato di fondo che permea la struttura dell’universo, accessibile alla mente aperta e esprimibile nel linguaggio dei colori. L’azzurro, associato per eccellenza al cielo, si ricollega a questa sensazione ‘mistica’ più che l’intensità del celeste atmosferico. Quest’idea si accorda comunque con la cosmologia contemporanea, e soprattutto con le rilevazioni strumentali della radiazione di fondo a tre gradi Kelvin diffusa nell’universo, residuo dell’esplosione iniziale. (“Conosco l’oscurità: più per un suono d’azzurro/che l’attraversa…”); e tra l’altro i tre gradi Kelvin della radiazione di fondo corrispondono anche al tre della triade celeste.

I due aspetti fondamentali del suono sono: propagazione e stabilità. A quest’ultima ogni manifestazione deve la sua persistenza nel tempo. Siccome è un suono ‘totale’ si tratta anche della sommatoria di ogni vibrazione che compone singolarmente ciascuna delle cose, ripercuotendosi nell’intero senza che l’una o l’altra venga mai a cessare. In quanto totale, non solo la somma ma anche ogni singolo particolare di questa totalità è immodificabile. La propagazione, come un principio proprio del suono, costituisce l’immagine di un universo in divenire, che altro non è se non un’amplificazione, trovando sponda in un’eco come se l’intero universo fosse racchiuso all’interno di una caverna: l’immagine chiarisce anche il carattere di finitudine, essenziale (tradizionalmente) alla manifestazione.

La dimostrazione di questa ‘eco’ è data dalla ciclicità come aspetto di ripetizione proprio della manifestazione nel suo corso. La manifestazione è altresì subordinata a cicli che ne ripetono il timbro iniziale. L’amplificazione è un effetto sommatorio, per cui ad ogni ciclo sussiste il ricordo dei cicli passati che si assomma al presente. Si crea così una sorta di interferenza totale di tutti i cicli, presenti, passati e futuri, fino a rispecchiare la totalità del suono che è anche immagine totale del cosmo in tutta la sua evoluzione. Il divenire di questa evoluzione è però in ‘nuce’ dall’inizio: perciò la possibilità di ascoltarne il ‘suono’ di fondo si ha riportandosi a questa sorta di germinazione, ripercorrendo la scala delle esperienze, per concentrarsi sulla propria vibrazione come qualcosa di distinto.

Ogni essere ha infatti la sua distinzione che lo costituisce come unico: ciascuno è come una sillaba distintamente pronunciata all’inizio di quel grandioso ‘discorso’ che è la creazione. Ma come nessuna sillaba da sola è la totalità di un discorso, così nessuno esaurisce in sé l’insieme di questa totalità universale senza apprenderne gli infiniti dettagli. Quindi, a rigore, risalire fino alla germinazione, significa lasciarsi riassorbire (passando attraverso l’esperienza del distinto) dalla fonte comune di tutte le cose: questa è la finalità di ogni esperienza mistica (altro che coltivazione autistica del ‘Sé’!). Questo riassorbimento può avere anche lo scopo di una reintegrazione successiva a una fase di assimilazione di una somma di conoscenze, che porta a perdere traccia della loro unificazione: conservare traccia del distinto senza perdere il senso del globale, questo si può definire conoscenza. Massima distinzione e massima unitarietà non si ottengono tuttavia senza precisi requisiti di metodo nell’acquisizione.

Il suono dal principio al termine di tutte le cose

Stando alla rappresentazione numerica che ne hanno fornito i cinesi, i suoni dovrebbero essere cinque: tre per il cielo e due per la terra. Si ha qui una corrispondenza tra le note della scala pentatonica e le vocali. Si possono considerare tre vocali fondamentali e metterle in relazione col cielo: la A, la O e la I. La A rappresenta il principio unificante, la O è espressione della pienezza della manifestazione, la I si ricollega all’aspirazione e quindi al principio ‘aereo’. Tutte le altre espressioni di suono vocalico assumono un carattere misto, eterogeneo. In particolare la E e la U sono quelle che per la loro forma aperta alludono maggiormente alla dimensione terrestre. E’ da notare che nella notazione musicale, i greci, utilizzando lettere dell’alfabeto, potevano disporle sia nel senso normale di lettura, sia rovesciarle o rappresentarle orizzontali. La scala eptatonica occidentale aggiunge due ulteriori note che trovano corrispondenza alfabetica come dittonghi. La corrispondenza si estende inoltre dal suono al colore, dato che in natura si ritrovano tre colori fondamentali che danno origine a tutta la gamma cromatica: blu, giallo, rosso; quindi A, blu; O, espressione della piena manifestazione della luce (solare), giallo; I, rosso.

La cromatologia delle vocali nella poesia di Rimbaud ‘Voyellles’ è tuttavia differente: “A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu”. In questo caso la A allude a un indifferenziato significativamente connotato dall’immagine della putrefazione (“noir corset velu des mouches éclatantes”) come aspetto geminale-generativo che precede la manifestazione. Per converso, la O, quasi in perfetta simmetria con il principio cristiano (“Io sono l’Alfa e l’Omega”) chiude il ciclo (“O l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux”). La I, rossa, si identifica con la porpora e il sangue (connessi con la dignità cardinalizia e il sacrificio), la collera, l’amore e la penitenza: aspetti che sintetizzano l’idea di spiritualità in relazione all’ambito sacerdotale. La E esprime condizione di regalità, perciò di purezza raffigurata attraverso i relativi simboli: nuvole, accenno allo spirito divino (investitura); ghiaccio, cioè imparzialità e ‘durezza’ adamantina (rettitudine e esercizio della giustizia); fiore, sublimazione spirituale, innocenza (santificazione e beatificazione al termine della carriera umana del regnante). La U acquisisce infine l’idea dell’alimentazione, intesa come tutto ciò che è subordinato a dei cicli vitali, come il mare e la vegetazione. Ma è anche l’alimentazione come cultura, cura e passione della saggezza (“paix de ride que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux”). La poesia le ‘Vocali’ in questo spettro di attributi, rispecchia così anche l’ideale di un ordinamento umano con le sue differenti qualità e categorie di individui: sacerdoti, regnanti, ‘produttori’ nel senso più ampio (agricoltori e pescatori; dotti e studiosi). La A sembra rappresentare tutte le attività ‘fuori casta’, associate al seppellimento dei morti e al trattamento delle sostanze in putrefazione; la U (“Suprême Clairon plein des strideurs étranges”) appare infine un’allusione alla categoria delle ‘arti’ che comprende ‘inventori’, artisti e artigiani.

La I, corrispondente al La della scala musicale, è l’’arciere’: questa vocale indica infatti i successivi ‘anelli’ della scala, come fosse la freccia scagliata a infilarli a uno a uno. La I, con la sua ‘verticalità’ è anche il piolo di congiunzione che crea la mediazione tra cielo e terra.

La A, nota di colore ‘scuro’, è come il cielo notturno. Questa vocale, mutuata dai fenici dal pittogramma corrispondente alla parola ‘toro’, e per questo in seguito rovesciata, si trova infatti associata all’idea del cielo notturno come dio-toro, ovvero del cielo che giunge come un toro portandosi con sé la nera notte, per avvolgere la terra nel suo amplesso.