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- Azione pensante:
incisiva – vuol dire che sposta qualcosa nell’economia dell’intero? Se si
imprime è scrittura (historia)
- si va al di sotto
del “detto” (fari): ma come pensare un “al di sotto” che non sia guardare
dall’altra parte il nodo?
- Quando il nodo lo
si rigira da tutte le parti è ciò che si potrebbe dire “penetrare il
detto”?
- Potremmo dire che
annodare è segno dell’atto che rivela di sé il pensiero
- “Penetrare il
detto” come un’azione? Si dovrebbe dire invece compenetrarsi di qualcosa
per essere “detto”
- Il “detto”: se è
superficie (scrittura) lo è tridimensionalmente: come un che di
coinvolgente
- Io mi coinvolgo
nel significato che mi fa dirlo: vi giungo “coinvolgendomi” della parola
(o della azione) che lo è
- Tornando
all’economia: come vi si incide coinvolgendolo nel nodo che fa che
qualcosa sia detto? Ne orienta l’asse? Se è forza, direzionalità, sì –
- Ma come possiamo
ritenere che le direzionalità in un intero, proprio per essere intero, non
si annullino? Che la loro somma non sia uguale a zero?
- Che l’universo
con tutto il suo straordinario dispiegamento di direzionalità all’infinita
potenza non si riduca a zero, o a una potenza equivalente allo zero?
- Forse si può
pensare: l’ordine delle cifre è scisso, così che i numeri positivi e i
numeri negativi siano disposti parallelamente, ma che il loro totale è
zero?
- Che da una
“differenza di potenziale” in seno allo zero scaturisca?
- Appoggiandosi con
bastoni ora all’una ora all’altra corda potremmo mai pensare di annodarle?
- Ma è compatibile
che pensiamo l’intero come corde disgiunte (direzionalità distinte) col
concetto del coinvolgimento nel nodo che fa che qualcosa sia detto?
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