Giovanni Schiavo Campo - Nodo Detto

 

 

       
  1. Azione pensante: incisiva – vuol dire che sposta qualcosa nell’economia dell’intero? Se si imprime è scrittura (historia)
  2. si va al di sotto del “detto” (fari): ma come pensare un “al di sotto” che non sia guardare dall’altra parte il nodo?
  3. Quando il nodo lo si rigira da tutte le parti è ciò che si potrebbe dire “penetrare il detto”?
  4. Potremmo dire che annodare è segno dell’atto che rivela di sé il pensiero
  5. “Penetrare il detto” come un’azione? Si dovrebbe dire invece compenetrarsi di qualcosa per essere “detto”
  6. Il “detto”: se è superficie (scrittura) lo è tridimensionalmente: come un che di coinvolgente
  7. Io mi coinvolgo nel significato che mi fa dirlo: vi giungo “coinvolgendomi” della parola (o della azione) che lo è
  8. Tornando all’economia: come vi si incide coinvolgendolo nel nodo che fa che qualcosa sia detto? Ne orienta l’asse? Se è forza, direzionalità, sì –
  9. Ma come possiamo ritenere che le direzionalità in un intero, proprio per essere intero, non si annullino? Che la loro somma non sia uguale a zero?
  10. Che l’universo con tutto il suo straordinario dispiegamento di direzionalità all’infinita potenza non si riduca a zero, o a una potenza equivalente allo zero?
  11. Forse si può pensare: l’ordine delle cifre è scisso, così che i numeri positivi e i numeri negativi siano disposti parallelamente, ma che il loro totale è zero?
  12. Che da una “differenza di potenziale” in seno allo zero scaturisca?
  13. Appoggiandosi con bastoni ora all’una ora all’altra corda potremmo mai pensare di annodarle?
  14. Ma è compatibile che pensiamo l’intero come corde disgiunte (direzionalità distinte) col concetto del coinvolgimento nel nodo che fa che qualcosa sia detto?