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L’esperienza umana dell’architetto romano Lina Bo (Roma 1914 –
San Paolo 1992) e il suo percorso a cavallo tra arte, teatro, design,
architettura, prima nella società italiana e poi nel differente tessuto
socio-economico del Brasile degli ultimi anni Quaranta, meritano di essere
ricordati più di quanto sia stato fatto sinora.
Verrebbe da considerare quale inizio di questo ricco episodio della nostra
storia artistica recente l’accelerata partenza per il Brasile di Lina Bo e Pietro
Maria Bardi (nel 1946, poco dopo essersi conosciuti), e la conseguente e
difficoltosa realizzazione di quello che, grazie al loro contributo, diventerà
uno dei più importanti musei d’arte latinoamericani, il MASP di San
Paolo. Così facendo, faremmo però torto per incompletezza storica e biografica
a due protagonisti della cultura artistica mondiale del Novecento, che già
nella precedente loro esperienza italiana misero profonde radici nel dibattito
culturale in atto.
Lina Bo era stata con Carlo Pagani alla direzione della rivista Domus
(1943); dal 1940, era collaboratrice presso lo studio milanese di Gio Ponti.
Pietro Maria Bardi aveva fatto esperienza come critico d’arte e gallerista; da
tempo era giornalista presso il Corriere della Sera. Alcuni suoi scritti
teorici fanno di lui uno tra i principali propulsori del modernismo in arte e
architettura. L’occasione per il significativo trasferimento in Brasile dei due
viene loro fornita dall’invito a Pietro Maria Bardi (da parte
dell’intellettuale Assis Chateaubriand) per un incarico di consulenza alla
costituzione del nuovo Museo d’arte della città di San Paolo, ma diventerà in
breve tempo un’esperienza più generale di profondo confronto e scambio tra la
cultura europea più innovativa, da loro ben rappresentata, e la più popolare e
infinitamente ricca cultura brasiliana.
Questo “trapianto” eccezionale di innovativa sensibilità europea offrirà altre
possibilità alle ragioni stesse del modernismo, nonché nuove forme praticabili,
più umane e ragionevoli, di progresso culturale. La conoscenza di questo
lavoro, svoltosi in più campi e nell’arco d’un cinquantennio, svelerà a chi non
ne sia già a conoscenza percorsi alternativi ancora attuali, anche eticamente
interessanti. Semplificando l’immensa ricchezza di questa lunga esperienza, ci
limitiamo a segnalare due opere d’architettura che ben rappresentano questo
percorso: la Casa
de Vidro (1951), un esempio alternativo di architettura razionale, ben impiantata
nella più selvaggia vegetazione del nuovo continente, sarà il primo progetto
realizzato di Lina Bo in Brasile. Attualmente è sede dell’istituto Bo Bardi,
costituitosi per divulgare e proseguire l’opera dei due maestri.
Dell’innovativa concezione architettonica che caratterizza il MASP (1957-1968)
la stessa Lina Bo disse: “Credo, nel
Museo de Arte de Sao Paulo, di aver eliminato lo snobismo culturale così amato
dagli intellettuali, optando per soluzioni dirette, spoglie”. E
noi, almeno idealmente, accogliamo il suo insegnamento.
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