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Perchè
Jorge Eduardo Eielson
I
La
scoperta del suo lavoro è avvenuta abbastanza casualmente o, come
Jorge dice, attraverso l'opera d'arte e la sua selezione naturale. Nel
1998 ero obiettore di coscienza presso la Biblioteca civica di Sesto San
Giovanni, e in quell'occasione ho dovuto presidiare a una mostra della
collezione comunale d'arte moderna e contemporanea, sino ad allora mai
esposta.
L'iniziativa ebbe scarsissimo successo di pubblico, ma in compenso riuscii
a innamorarmi, letteralmente, di alcune opere d'arte, che nel silenzio
della sala e dell'assenza di pubblico ebbi l'occasione di osservare per
più giorni.
Tra queste, mi soffermai ripetutamente su un Quipus bianco di Jorge
Eielson, del '70.
Non avevo mai sentito nominare questo artista, eppure doveva avere avuto
un percorso ben articolato, intuivo, e contatti diretti con gli artisti
gravitanti intorno al movimento "spazialista" italiano. Mi sembrava
che il Quipus andasse però oltre queste semplicistiche affinità
con l'arte italiana contemporanea, che avesse maggiori valenze poetiche
e una forma più originale e rarefatta d'esotismo.
Trovavo, nel Quipus, un rimando sussurrato ad altri tempi e culture.
II
Frequentando
abitualmente, per interesse personale, la galleria d'arte Lorenzelli di
Milano, per coincidenza ebbi l'occasione di vedere una mostra di Jorge
Eielson dal titolo "La scala infinita".
(www.lorenzelliarte.com)
L'artista presentava, per l'occasione, un'installazione nata da una performance
fatta all'inaugurazione della mostra; potevo così ammirare l'opera
e conoscere una nuova sfaccettatura del suo lavoro.
Non si trattava quindi di sola "pittura"; la sua ricerca si
apriva, pur con rimandi ai Quipus, alla performance e all'installazione.
Era indubbiamente più versatile, e difficilmente catalogabile nella
corrente "spazialista" a cui avevano aderito Castellani, Bonalumi,
Scheggi, etc.
Nella mostra di Lorenzelli erano anche presenti una serie di quadri dal
titolo "Nodi come stelle. Stelle come nodi": ancora una volta
eravamo in altro territorio dal Quipus bianco, ma si intuiva un ideale
rimando ad esso.
L'artista, forse, cambiava saltuariamente registro, oppure portava avanti
con libertà e da più tempo soluzioni differenti; non potevo
esserne ancora certo.
Erano, questi quadri, colorati e astratti, ma con forma meno razionale;
erano opere "liriche", di un lirismo musicale.
Chiesi alla ragazza che accoglieva i visitatori chi fosse più precisamente
Jorge Eielson, ed ella mi rispose che si trattava di un grande artista,
anche poeta e scrittore.
III
Fu
per me l'inizio: dovevo saperne di più.
Cercai, attraverso Internet, informazioni sulla sua vita e l'evoluzione
del suo lavoro; riuscii persino a risalire all'indirizzo del suo domicilio
e iniziai a fantasticarne la conoscenza.
Passò un po' di tempo dalla mostra alla galleria Lorenzelli, ed
ero preso incessantemente da occupazioni di altra natura, fastidi di natura
pratica.
Saltuariamente, ma con imprevista puntualità, ricordavo la sua
mostra da Lorenzelli, il Quipus "sestese".
Da mesi ero iscritto all'Istituto Cervantes di Milano, che mi spediva
a mezzo posta documentazione sulle iniziative culturali promosse dal centro.
Mi sentivo sempre più attratto dalla cultura spagnola e latinoamericana
in genere; sempre meno da quella europea e italiana in particolare.
Un giorno mi arrivò la notizia di una conferenza di Eielson presso
l'Istituto; di seguito, riporto un estratto redatto dallIstituto
stesso, con una breve descrizione della conferenza avvenuta, e riprendo
a ricordare:
IV
"Presso
lInstituto Cervantes di Milano, mercoledí 31 ottobre, i Professori
Martha Canfield e G. Bellini hanno presentato lopera del poeta peruviano
Jorge Eduardo Eielson, in un convegno organizzato dal Direttore dellIstituto
prof. Iñaki Abad e dal Console Generale del Perù Luis Mendívil
Canales. Loccasione ha permesso di approfondire lopera dellartista,
nato a Lima nel 1924 e residente in Italia da quasi cinquantanni.
Il prof. Bellini ha sottolineato la sensibilità musicale percepibile
nella poesia dellautore, nonché la capacità di attingere
il sublime attraverso luso raffinato dellaccostamento di aggettivi
folgoranti a sostantivi quotidiani se non addirittura di tono dimesso.
Il lessico dellartista è volutamente austero, il pensiero
reso con parole esatte, spesso ripetute fino ad ottenere un effetto ipnotizzante,
che attraverso lorecchio arriva al cervello. Il linguaggio riflette
una visione del mondo profonda, sorretta da una disciplina che il poeta
ha acquisito anche con la pratica della filosofia zen, come egli stesso
ha affermato nel corso della serata. La prof.ssa Martha Canfield ha invece
sottolineato le affinità con lespressione più propriamente
poetica dellartista e quella visuale, avvicinando il tema preferito
nei quadri da Eielson, cioè il nodo, al concetto del labirinto.
Gli organizzatori, attraverso i loro interventi, hanno contribuito a contestualizzare
lopera del poeta peruviano, che ormai ha da tanti anni scelto Milano
come sede della propria vita e della propria attività"
V
Eravamo, con Sergio Lagrotteria, agli albori di questo piccolo e allegro
sito Internet; avevamo in mente di fare ricerca, non in senso artistico,
bensì di andare a "scovare" quelle esperienze del Novecento
poetico e artistico meno emerse.
Decisi quindi di andare a conoscere Eielson personalmente, e proporgli
con coraggio un'intervista.
L'artista fu molto disponibile nei miei confronti, e una settimana dopo
andai nella sua casa-studio di via Torino.
Iniziai a conoscerlo progressivamente in maniera più approfondita,
ad avere da lui informazioni dirette sul suo lungo e nomade percorso artistico.
L'uomo era delizioso e incredibilmente colto.
Da quel giorno, con frequenza sempre maggiore, ci incontriamo; la modalità
è rimasta pressoché inalterata: ci sediamo, io su un divano
e lui sulla poltrona di fronte, e parliamo per un paio d'ore.
Eielson è anche un ottimo poeta, con referenze eccezionali, e ha
avuto una vita ricchissima di avvenimenti e frequentazioni con alcuni
tra i massimi artisti e poeti della nostra epoca.
Presto mi dimenticai dell'intervista, e lui non mi chiese più nulla.
Continuammo ad incontrarci per il piacere di parlare d'arte e poesia,
di politica e attualità.
Posso dire che, nonostante il suo reale eclettismo e il suo autentico
dono artistico su più versanti, Eielson mi è sempre sembrato
principalmente un vero appassionato e conoscitore d'arte visiva contemporanea,
ad eccezione dei colti e continui rimandi, nel suo dialogo, all'arte pre-colombiana.
VI
Oggi
è un artista ormai anziano, che segue con forte interesse quello
che nell'arte contemporanea e nel mondo accade.
E' un uomo con non comuni idee proprie, elegante nei modi e sottile nel
dialogo.
Nei riguardi dell'interlocutore mostra una rara e particolare attenzione,
un sincero interesse.
Ritengo che abbia doti umane e artistiche straordinarie e che sia un artista
di caratura maggiore rispetto a molti artisti della sua generazione, più
conosciuti in Italia e all'estero.
Nel mondo, la sua opera letteraria viene pubblicata in prestigiose e diffuse
edizioni, molto meno in Italia.
Eielson ha esposto le sue opere nelle più importanti gallerie ed
esposizioni d'arte del mondo; il suo lavoro sui nodi e le tensioni che
da essi si generano viene studiato sovente anche dal punto di vista scientifico.
VII
Un
giorno gli domandai perchè avesse deciso di vivere in una brutta
città come Milano, dopo avere vissuto per anni a Roma e Parigi;
lui mi disse che voleva semplicemente stare tranquillo, e che questa era
una città che di lui, ad eccezione di poche persone, non si era
accorta.
Jorge quando parla d'arte torna giovane, a dispetto della natura diviene
ragazzo e spiritoso.
Non smette mai di avere nuove idee e progetti artistici, conosce la stanchezza
fisica, mai quella mentale. Non desidera altro che dare continuità
al suo percorso, alla sua arte.
Quando lo incontro e ci sediamo, ha sempre qualcosa che intende realizzare.
Ultimamente è molto impegnato a curare le nuove edizioni del suo
lavoro letterario, e più in generale la sua opera. Mantiene una
fitta e scrupolosa corrispondenza con editori e studiosi.
Di poesia si parla poco, ma ho il sospetto che questo abbia ancor più
a che fare con la sua intimità.
In Eielson, un aspetto tra i più rilevanti, è una forma
di conquistata libertà.
E' un uomo che ha vissuto d'arte, accettando molto poco i compromessi:
Ha
preferito la libertà individuale e artistica a una fama senzaltro
più caotica.
Ha scelto l'intelligenza e il silenzio, rispetto a una sempre più
diffusa stupidità anche negli ambienti culturali e artistici
.
Jorge
Eielson è dunque un uomo e un artista libero.
Un artista che ha il dono di fare della grande arte in più discipline,
con spontaneità e leggerezza.
VIII
Di
seguito, riporto un estratto dell'intervista, purtroppo mal registrata,
e in molte interessanti parti del tutto non registrata.
Problemi miei con le tecnologie, anche più elementari.
Garantiamo la trascrizione scrupolosa di quella minima parte registrata.
Descriviamo abbastanza fedelmente quella parte, la maggiore, purtroppo
perduta.
Aggiorneremo come "work in progress" il Cerchio Azzurro con
materiale anche recente sul suo lavoro multidisciplinare.
Iniziamo con la traduzione di sue poesie ad opera di Alessandro Magherini,
e con la breve trascrizione dell'intervista; di quel poco che ne rimane.
Un ringraziamento in particolare alla galleria Niccoli di Parma,
per le immagini di alcune belle opere di Jorge Eduardo Eielson (http://eielson.niccoliarte.com)
e un consiglio per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza
del suo lavoro: http://eielson.perucultural.org.pe
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INTERVISTA
A JORGE EDUARDO EIELSON
Questa intervista è stata realizzata da Cristiano Mattia
Ricci nella primavera 2002, nellabitazione milanese dellartista
e poeta peruviano Jorge Eduardo Eielson.
Dopo alcuni mesi di frequentazione, cominciata con un incontro allIstituto
Cervantes di Milano in occasione di una serata a lui dedicata, Ricci ha
chiesto all'artista, se fosse disposto a rispondere ad alcune domande.
La richiesta è stata da lui accolta con grande disponibilità.
Ne è nata una conversazione amabile e informale, e allo stesso
tempo ricca di argomenti, spunti di riflessione, e soprattutto straordinarie
testimonianze di una vita dedicata, in tempi eccezionali che paiono ormai
lontanissimi, allarte e alla cultura. Il documento di unesistenza
fuori dal comune, e tuttavia vissuta con discrezione e modestia, come
sempre avviene da parte delle autentiche grandi personalità.
Purtroppo, la registrazione dellintervista non ha dato risultati
eccellenti. E stato quindi possibile trascriverne fedelmente solo
la prima parte, mentre per la seconda Cristiano, mi ha riferito degli
argomenti trattati, ed io ho cercato a mia volta di riassumerli nella
maniera più esaustiva possibile per i visitatori del nostro sito.
Ci scusiamo per linvolontaria incompletezza di questo lavoro, e
ci auguriamo di essere riusciti comunque a salvare tutto il possibile
delle parole di un artista che ci onoriamo di conoscere, nonostante leterogeneità
dei materiali qui di seguito proposti.
Prima di proporveli, ecco una sintetica nota biografia su Jorge Eduardo
Eielson (tratta dalledizione Le Lettere di Poesia Scritta
di J. E. Eielson, a cura di Martha Canfield, studiosa di questo artista).
Jorge Eduardo Eielson (Lima, 1924), una delle voci poetiche più
singolari del Novecento ispanoamericano, costituisce un caso eccezionale
di pluriespressionismo artistico e letterario. Come poeta evolve dalle
prime prove neobarocche e surrealiste verso soluzioni visive e multimediali
per tornare poi alla poesia scritta drammatica a narrativa. Come pittore,
scultore e autore di installazioni, a partire dalla Biennale di Venezia
del 1964, ha esposto in sedi prestigiose (MOMA di New York, Salon de Mai
a Parigi, Documenta di Kassel ecc.).
Simbolo iterativo tanto delle sue evoluzioni poetiche che delle creazioni
artistiche è il nodo, autentico luogo dincontro dei suoi
codici espressivi (
).
C.R. - Quali sono, secondo lei, le ragioni che spingono luomo
a produrre arte? Crede che queste ragioni siano le stesse dalle società
arcaiche alle nostre società evolute, oppure che ci siano oggi
motivazioni profondamente differenti?
J.E. - Beh, questa domanda non ha una risposta univoca,
è talmente complessa
Le motivazioni forse sono praticamente
le stesse, ma molto modificate nel mondo in cui viviamo, chiaramente
E luomo che davanti al cosmo si domanda chi è; è
la stessa cosa che succede col Sacro: non è che non ci sia più,
è che soltanto si è modificato, è molto più
segreto, più interno
C.R. - Cosa può fare il poeta per questo mondo, a prescindere dalla
necessità individuale di fare arte? Crede che questo serva a qualcosa?
J.E. - La prima cosa che voglio rispondere è
che non serve a niente, ma mi sembra un atteggiamento cinico
Io penso che ci sia sempre qualche cosa, qualche motivo
Perché non pensare, per esempio, che la poesia sia una forma estrema,
diciamo dellevoluzione? Perché no?
C.R. - Crede che abbia ancora senso, ai giorni nostri, un approccio
allarte avanguardistico e sperimentale?
J.E. - Mah, io direi che questa domanda non è
ben posta, perché di solito si dice arte sperimentale
per forme darte che in verità sono quelle vere. Larte
è sempre sperimentale. La parola sperimentale non mi
è mai piaciuta; non si parla mai, per esempio, di scienza
sperimentale, perché la scienza è sempre sperimentale.
Beh, larte è lo stesso, anzi, più è ricerca,
più è esperimento, più è avventura, più
è arte.
C.R. - Quali sono state le personalità artistiche, tra quelle
da lei conosciute, che le hanno offerto maggiori spunti di riflessione
sul suo lavoro artistico? Cosa ritiene di aver appreso dalla conoscenza
diretta di queste persone?
J.E. - Beh, sì, ho conosciuto diverse personalità.
Ma tra le tante persone che ho conosciuto sul mio cammino, soltanto forse
con due, tre, ho avuto un intenso rapporto, e penso anche loro si sono
trovati bene
una coincidenza di vedute, di sensibilità. E
questi tre erano: uno Octavio Paz, messicano, un altro Joseph Beuys, e
il terzo John Cage.
Poi un altro è stato Beckett. Ero presente alla presentazione di
Aspettando Godot a Parigi, con degli amici; noi eravamo in
un caffè vicino al teatro dove cera la Prima (cerano
Susan Sontag, la Stein
) e quando siamo arrivati lui non era nella
sala, ma in un caffè accanto, allora siamo andati lì e ci
siamo seduti a fargli compagnia. Abbiamo parlato di un sacco di cose,
ma lui non ha detto una parola
ad un certo punto però uscì
la gente dal teatro, e lui disse
C.R. - E con Paz invece? Come è avvenuta la conoscenza?
J.E. - Paz lho conosciuto prima, a Parigi,
ma lui sapeva già chi ero. Era la fine degli anni 40, primi
anni 50. Paz diceva che la mia poesia era surrealista, tu
dici che non sei surrealista, ma
.
Da questo punto non è stato più possibile trascrivere
la conversazione. Però Ricci è stato in grado di riferirmi
abbastanza dettagliatamente di cosa si è parlato.
Eielson ha raccontato di come, attraverso Octavio Paz, abbia avuto modo
di frequentare in quegli anni a Parigi molti altri poeti e artisti surrealisti,
senza mai, tuttavia, entrare veramente a far parte del loro movimento,
bensì frequentando anche altri protagonisti della scena artistica
e letteraria parigina, e mantenendosi sempre indipendente. Fra gli altri,
ha ricordato anche Paul Eluard.
In seguito, ha raccontato del suo incontro con Joseph Beuys, avvenuto
agli inizi degli anni 70 in occasione della sua partecipazione a
Documenta 5 di Kassel. Eielson prese parte alla manifestazione con unopera
da lui concepita, ma realizzata con altri dieci artisti: unopera-evento,
una sorta di happening dal titolo Concerto per la pace. Beuys,
allora direttore di Documenta, lo chiamò perché aveva visto
alcuni suoi lavori a Parigi, che gli erano piaciuti.
Eielson ha descritto anche come lopera venne presentata al pubblico,
con un vero e proprio imbonitore (usa nella conversazione esattamente
questo termine) che annunciava a gran voce Venite a sentire il concerto!.
Ha anche aggiunto che la rappresentazione andò molto bene, il pubblico
era numeroso e partecipe, anzi, venne addirittura coinvolto in una sorta
di concerto collettivo improvvisato in cui si mescolarono lesecuzione
di musica sperimentale appositamente composta da un altro artista e, appunto,
improvvisazioni del pubblico presente, che non si servì di strumenti
veri e propri, ma di fogli di carta. Lesecuzione integrale durava
circa sette minuti, e venne riproposta in seguito in altri contesti.
Cè poi tutta la parte dedicata al ricordo dellincontro
straordinario con John Cage, avvenuto a New York sempre con la mediazione
di Paz.
Eielson ha raccontato che Cage lo ricevette nel suo grande appartamento
andando ad accoglierlo allascensore, vestito per loccasione
con un magnifico e sgargiante poncho, dandogli il benvenuto in spagnolo
e addirittura facendogli trovare una cena messicana preparata da lui stesso.
Ha ricordato anche altre eccentricità del personaggio, indubbiamente
molto originale ed estroso.
Dopo questo lungo ricordo di amici e frequentazioni, si è parlato
anche dello stato attuale dellarte.
Ricci ha fatto riferimento alla musica doggi, osservando che il
predominio della musica leggera è totale e che ciò che spicca
presso il grande pubblico sono sempre i grandi eventi di cantanti
come Lucio Dalla o, allestero, Paul Mc Cartney.
Ma Eielson ha risposto che questa situazione riguarda in modo particolare
lItalia, mentre allestero, ad esempio a Londra, non è
così; lì si fa molta musica contemporanea fortemente sperimentale,
e questo mondo è vivo e attivo più che mai.
Lartista ha anche convenuto sul fatto che certamente molti artisti
attuali, ad esempio Cattelan o Beecroft, solo per citarne alcuni, si rifacciano
allarte fatta da lui e da quelli della sua generazione, la reinterpretino
o addirittura la ricalchino di frequente.
Alla domanda di Ricci se davvero le forme darte tradizionale abbiano
cessato di avere qualcosa da dire, lasciando posto a nuove modalità
espressive quali ad esempio il video, Eielson ha espresso lopinione
che non sia poi così vero. La pittura non ha detto tutto quello
che aveva da dire, e forse non esaurirà mai la sua capacità
comunicativa, dunque non è neppure vero che tutto sia stato ormai
fatto e niente di nuovo possa più essere inventato.
Trascrizione a cura di Laura Montingelli.
Biografia
di Jorge Eduardo Eielson
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