Alessio Luise - Milano città dell'orto

 

 

       

Stefano Raimondi - "Milano, città dell' orto" - A CURA DI ALESSIO LUISE

 

 

Se il suo libro "La città dell’orto" (Edizioni Casagrande, Bellinzona - 2002 ) fosse un disco potremmo parlare di concept-album. Per tutta la durata l'opera di Raimondi rivela il tema della scomparsa del padre calandolo sin dai primi versi nel contesto metropolitano della Milano di oggi e di ieri.
Non si tratta però di una semplice sovrapposizione, piuttosto di un continuum Tempo Luogo Presenza Assenza; è lì dunque che si resta "fatti di pietra e pietà" in quella città che "vive d'incroci e ponti contati senza fiato", quella stessa "Milano malabolgia fatta a cerchio" dove chi si smarrisce prima o poi arriverà….
…. in una insolita mezzasera primaverile di Gennaio a parlarci del suo libro davanti ad una tazza di the , è lo stesso Stefano Raimondi; è lui che sceglie il posto giusto per la nostra chiacchierata; entriamo in un bar proprio ai piedi di uno dei simboli dell’architettura milanese: la Torre Velasca.

...Il primo testo era del 1996 nato come un testo a parte, deposito della memoria del padre, un testo di 10 piccole stanze. Effettivamente mi piace recuperare frammenti, non per niente ho sempre dietro un taccuino. La mia, è una scrittura che prevede un diretto intervento di risistemazione , riordinamento e progetto, proprio a partire dagli stessi frammenti. Ritengo di poter dire che la scrittura è per me un montaggio, montaggio nel senso Godardiano del termine: molto spesso mi capita di dire “ io sto girando una poesia non la sto scrivendo “. Il lavoro di montaggio è fondamentale. La città dell’orto è un lavoro proprio di riordinamento in questo senso, ad esempio le prime due parti erano già uscite in alcune riviste di poesia sotto il titolo di “Una Raccolta D’anni”. io approccio alla musica e alla poesia è sempre stato istintivo. Mi innamoro delle immagini, dei suoni, delle parole e quando questo accade diventano parte di me. Credo che l'arte in genere sia un patrimonio collettivo che prescinde dal suo autore, diventando parte e esperienza di chi la condivide. Questo mi è accaduto con le poesie di Ungaretti, mi sono accorto che quelle parole descrivevano, come io mai sarei stato capace di fare, il mio stato d'animo e il mio sentire.

Ci puoi parlare di questo sentimento asequenziale , di questo eterno girotondo che poi è proprio di quella vita colma dei padri, delle opere già state, della coscienza di essere frutto delle irripetibili e innumerevoli combinazioni passate, e a loro volta derivate da miscugli,incroci e contatti?

Il libro è una sorta di rielaborazione privata del lutto, la trasformazione del corpo malato del padre nel corpo malato di Milano. Non amo la Milano nostalgica , nel mio libro non c’è nostalgia : Milano è la sua velocità e al tempo stesso la sua trasformazione. Mi piace pensare Milano come uno skilift ; lo puoi prendere e da fermo vai su, vai magari in alto: Milano devi prenderla e sapere partire. Ma non si deve soccombere alla frenesia, Milano impone una rete ritmica, ognuno di noi deve sapere a che velocità puo’ andare. A costo di restare al margine: dai margini si vede sempre meglio che non dal centro, Milano d’altronde è una folla , Baudelaire ci aveva abituato a questa idea di metropoli sovrappopolata e densa di corrispondenze, ogni angolo di Milano infatti è una svolta.

Milano Frenesia, Milano Apparenza. Milano degli Orti, delle Magnolie e dei Cortili...Il poeta si mette in un angolo per farsi più spazio?

Si dagli angoli si vedono più cose . Milano d’altra parte è una città europea. Lo è per le sue proposte continue , lo è per la sua vivacità culturale : oggi puoi scegliere a seconda del tuo modo di intendere le cose, e hai molto materiale di riflessione.
Milano poi è i suoi parchi , che sono le mie delizie, i giardini della Guastalla sono per me magici, mi ci portavano in carrozzina da piccolo,e li ho visti trasformarsi . Il giardino è un perimetro dove tutto si svolge in modo diverso da ciò che accade intorno. Lo stupore per me è ancora una forma parlante. Lo stupore arriva improvviso dove tu sei disponibile a stupirti, l’altra parola chiave è la disponibilità, la poesia è uno sparo, bisogna farsi colpire: proprio perché è un’ esplosione però non può essere lasciata così ma deve essere pensata, affinchè lo sparo crei un evento cui possa testimoniare la scrittura . Non credo alla poesia immediata quella “ della pancia” , la poesia è anche tecnica , linguaggio e progetto – prima di scrivere dovremmo pensare alla tradizione della nostra lingua, Dante ci guarda…. Non credo nella poesia di getto credo nella qualità della poesia. Per me non è possibile ignorare la lezione di Sereni, della Scuola di Milano la scuola fenomenologica , Banfi ….
Come diceva Paul Celan la poesia è una stretta di mano, possibilità di ritrovare nell’altro la complessità e lo spazio dove poter scambiare e condividere le esperienze e l’esistenza dell’altro . Infatti i termini ricorrenti della mia poesia sono i baci gli abbracci, forme fisiche dello scambio, dell’entrare nel mondo della vita dell'altro, la comunicazione diventa una comunicazione non superficiale ed orizzontale ma verticale, comunicando si affonda e si sale.
C’è stato un grande maestro , Paul Valery, che io reputo un architetto della poesia
( non possiamo dimenticare “Le giovani parche “,“ Il cimitero marino” ) , l’ha fatto capire proprio quel suo testo in prosa, “L’architetto”, che ha segnato l’importanza della progettualità e delle poetiche nel ‘900 proprio quando dopo Croce erano in Italia state abolite.
La poesia è fare, è techne , un fare concreto un lavoro costante , una poesia deve dedicarsi, stare in compagnia con la propria poesia- scrivere è sinonimo di felicità non di dolore. Scrivere è gioia, prima di tutto bisogna essere felici di scrivere.

Il contenuto, le ipostasi, la cosa da dire come si accompagnano nella Tua Poesia alla lingua italiana "quotidiana" , quella comune parlata allo stesso modo da studenti, impiegati e operai?

La parola quotidiana, la poesia deve sporcarsi sempre di più il linguaggio deve diventare forte meditato ma pieno di contrasti, è la forza di contenere gli scambi. Tessa diceva che amava ascoltare la gente colloquiare sul tram , c’è molta più poesia nel popolo che nei libri.
La poesia diventa un calco ben strutturato, l’autore conosce i suoi strumenti , stili e retorica sono gli strumenti della costruzione di una poesia. La memoria metrica permette di incontrare l ‘ equilibrio , la poesia deve avere il ritmo dell’autore, il ritmo diventa il suo respiro il suo stile.
Ritengo poi che a Milano la poesia di Umberto Fiori abbia piantato dei semi positivi sul linguaggio e la capacità di vedere l’urbanità, il circostante. Sono sicuro che le prossime generazioni lo faranno diventare un punto fermo di esempio e di esempi … (...sorridiamo insieme per il gioco di parole casuale , NB: “esempi” è il titolo di una raccolta di poesie di Fiori pubblicata da Marcos y Marcos)

Quali sono” le rotte del bene” oggi?

Le rotte del bene risiedono nella disponibilità; come diceva Levinas non c’è possibilità di potere cambiare il volto dell’altro, già possedendolo lo si cancella , basterebbe disporsi per guardarsi. Possiamo essere deambulanti al modo teorizzato da Jean Luc Nancy, tra veglia e delirio. Io non penso ad un mondo utopico – ogni cosa ha un prezzo ed una fatica. Si può essere agenti, la politica va esercitata nelle piccole cose, così da essere relazionali al modo del filosofo Banfi – la politica è appunto polis , gli altri ovvero l’insieme, non c’è modo di percorrere il bene se non nel porsi in relazione agli altri agendo in comunione.

Cosa ci sta togliendo la società moderna dove, come dici Tu "tocchiamo tutto come qualcuno che dall'altra parte afferra qualcosa e la rivuole?"

Qui emerge la morte , che non è un limite ma solo un confine. Si può vivere la morte quotidianamente di fronte all’abbandono, ogni volta che si è lasciati stare oppure da parte. L’abbandono non va confuso con il disincanto, il disincanto è una forma di coma , alla fine con lo stupore si torna a creder alle cose . Ci sono morti quotidiane che ti segneranno invece sempre, ti influenzeranno. L’abbandono e l’abbandonare sono gesti di grande forza , in essi c’è un insito dare e un insito ricevere.

Di recente hai dedicato uno scritto a Carlo Giuliani (" A CarloGiuliani,ragazzo” ) in “Non siamo stati noi “ Ediz. Caraba’ ). Puoi parlarci di questo lavoro?

a Carlo Giuliani ragazzo” esce all’interno di “Non siamo stati noi “ di Carabà edizioni, il libro raccoglie otto racconti sui fatti di Genova 2001 di otto autori italiani tra cui Nicoletta Vallorani, giallisti e noiristi .
Io contribuisco con una poesia, che posso anticipare uscira’ ancora su “Nuovi Argomenti” all’interno di un poemettino di piccole prose poetiche che ho deciso di titolare Genova- New York e che approfondiscono i fatti del G8 celati dall’evento dell’11 settembre. Trovo grave che ad un certo punto si è parlato solo dell’11 settembre, dimenticando le colpe che hanno segnato quella barbara mattanza estiva di Genova.
La stampa produce persuasione e accerchiamento , e non risparmia nessuno. Il testo che ho scritto è un tentativo di puntualizzare che non ci sono morti di serie a o serie b, ogni impedimento della libertà è soltanto pazzesco. A Genova c’è stato troppo sangue gratuito.

Tu hai pubblicato per una casa editrice Svizzera, come sei approdato a Casagrande ? Cosa puoi dire ai giovani poeti in cerca di pubblicazione?

I testi sono usciti dopo averli sottoposti alla lettura di Fabio Posterla della rivista Idra che esce nella Svizzera ticinese – distribuita in Italia da Messaggerie – .
E’ curioso a questo punto notare che i “segni” nella vita esistono, creano un sintonia strana: io infatti ho pubblicato nel territorio ispirativo , e nucleo salvifico di mio padre – sì , in casa mia c’era il mito della Svizzera .
Mio padre apparteneva alla Cavalleria Savoia e al tempo della Guerra dovette seguire la regina in Svizzera, lì rimase internato dal 1943 al 1945 , deciso a tornare in Valdossola come partigiano, un vecchio svizzero lo fermò avvisandolo che i tedeschi erano ormai alle porte consigliandogli di restare , fu la sua salvezza . A casa mia c’erano ovunque bandiere della svizzera! Aver pubblicato in Svizzera è indubbiamente la perfetta chiusura del cerchio…. Oggi ci sono molti spazi editoriali anche per gli scrittori emergenti, dopo la caduta del palco di Castel Porziano si aprì negli anni ‘80 un periodo in cui la poesia sembrava o lo era davvero scomparsa. Unica voce che amo ricordare è quella di Antonio Porta che è stato un intellettuale di grande spessore. Oggi i giovani hanno molto più spazio di 10 anni fa. Questa generazione è una generazione di grande personalità, in quest’epoca di totale volgarità politica e opportunità ed utilitarismo dei valori, i giovani sono capaci di ricostruirsi . Vado orgoglioso di questa generazione, si saprà salvare sempre, sa galleggiare, anche se il nemico non ha più un volto solo ma diversi.
La poesia è un canale che arriva tanto ai giovani, e tanti giovani vogliono arrivare presto alla poesia, mi sento solo di ricordare loro che la migliore arma della poesia è la pazienza.

Lo chiedo sempre...una canzone e un libro che vorresti avere scritto Tu, o che vuoi suggerire ai nostri lettori.

Adoro una cantautrice italo-americana che vive a New York, dal nome di Lisa Germano che ritengo stia lavorando in modo splendido sull'idea di progetto tra musica e parola intese come storie che raccontano, costruendo veri e propri concept album veramente straordinari e potenti.
Un libro? Bhè “ La caccia magica “ e “ All’inizio era la favola “ di Paul Valery sono per me fondamentali.

 

Se vuoi leggere le sue poesie


Stefano Raimondi è nato a Milano nel 1964. Laureato in filosofia.

Ha pubblicato ”Invernale” (Lietocollelibri, 1999), “Una lettura d'anni” in Poesia contemporanea,a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2001).

Sue poesie sono apparse su "Nuovi Argomenti", "Idra", "Atelier". Gli interventi critici su riviste e in volumi collettanei hanno trattato autori come Philippe Jaccottet, Yves Bonnefoy, René Char, Paul Celan, Nelly Sachs e il pittore Nicolas de Staël.

È inoltre autore della monografia critica La "Frontiera" di Vittorio Sereni (Unicopli, 2000) e curatore del volume Poesia @... Luoghi Esposizioni Connessioni (Cuem Edizioni, 2002).

Collabora a " Poesia “ e "Pulp Libri".

È tra i fondatori della rivista "Materiali di Estetica".

Nel 2003 ha vinto Il premio città di tirano , miglior opera di italiano pubblicata all’estero.

E’ curatore della rassegna milanese PAROLE URBANE - “ poeti filosofi artisti urbanisti"

Biografia tratta da www.culturactif.ch