Alessio Luise - Cantando Ungaretti

 

 

       

Andrea Chimenti - "Cantando Ungaretti" - A CURA DI ALESSIO LUISE

 

Com'è nata l'idea di cantare Ungaretti? Esistono dei riferimenti all'attuale condizione storica della nostra civiltà?

Il mio approccio alla musica e alla poesia è sempre stato istintivo. Mi innamoro delle immagini, dei suoni, delle parole e quando questo accade diventano parte di me. Credo che l'arte in genere sia un patrimonio collettivo che prescinde dal suo autore, diventando parte e esperienza di chi la condivide. Questo mi è accaduto con le poesie di Ungaretti, mi sono accorto che quelle parole descrivevano, come io mai sarei stato capace di fare, il mio stato d'animo e il mio sentire.

Provando a cantare quei testi ho presto dimenticato che erano parole di un altro, sentendole profondamente mie.
Questa è la magia della poesia e questo è ciò che accade a chiunque si incontra con qualcosa in grado di accenderlo nel profondo. La poesia prende vita nel momento che viene letta e a sua volta vive della sensibilità del lettore. Quando le parole toccano le corde più profonde dell'uomo, vivono al di fuori del tempo e contemporaneamente si adattano perfettamente all'istante in cui vengono lette.

Io non sono un esperto di poesia ma mi sembra che Ungaretti parli dell'uomo in modo rivoluzionario e in particolare per i tempi che stiamo vivendo dove l'uomo è posto al centro dell'universo, dio di se stesso in una sorta di nuovo positivismo dove tutto è per lui possibile. Ungaretti mette ugualmente l'uomo al centro ma rivestendolo di umiltà, ridimensionandolo a creatura che riconosce la sua finitezza. Il dolore è la strada per questa consapevolezza, il passaggio obbligato dove l'uomo riconosce sopra la sua testa qualcosa di più grande e per la prima volta scorge il cielo: "d'improvviso è alto sulle macerie il limpido stupore
dell'immensità".

A commento dell'omonima poesia Ungaretti scrive:"il porto sepolto è ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile". Anche la tua ricerca musicale appare come una costante intrusione nell'Anima.
Dove sei arrivato finora?

E' inevitabile che la musica come la poesia rispecchi la vita di chi scrive, con tutte le sue certezze, paure e debolezze. Il titolo "Il porto Sepolto" rappresenta, per me, quell'approdo dove ogni uomo vorrebbe giungere, ma spesso ci perdiamo cercandolo lontano senza accorgerci che è vicino a noi seppellito da tante cose superflue che accompagnano la nostra vita. Cerco con la musica di raccontare il mio piccolo percorso di ricerca che assomiglia a quello di tanti o almeno a
quello di chi non sopporta di vivere una vita tiepida, vissuta solo in superficie.

Per quanto avanzata e radicale la sperimentazione introdotta da Ungaretti a partire da "Allegria di naufragi" (1919) non riduce la letteratura, come ad esempio i futuristi, ad una battaglia linguistica ma piuttosto si fonda su una considerazione sacrale del ruolo di poeta.La parola emerge dal silenzio.

La tua poetica di sottrazione è molto vicina a quella Ungarettiana , ad esempio le musiche del tuo lavoro
hanno arrangiamenti minimali al tempo stesso convivono con l'intensità delle melodie, alla musica si affianca spesso la necessità del silenzio.
Come convivono gli opposti nella tua visione della musica?

Gli opposti convivono, anzi rendono possibile la vita. Non esisterebbe la "nota" musicale senza la "pausa" e la stessa parola ha bisogno del silenzio come contenitore. Biblicamente "Il Verbo" ha irrotto nel silenzio portando alla luce le cose e Ungaretti ha questo carisma, quello di accendere delle parole nel buio con grande forza, riuscendo ad esaltare
il suono della parola e il silenzio che la circonda. Nel mio piccolo è quello che cerco di fare con la musica e in particolare l'ho fatto cantando le poesie di Ungaretti. Le parole erano già talmente cariche e potenti che ho cercato di non sovraccaricarle con l'enfasi musicale, ma di rispettarle attraverso il minimalismo. Spero in questo modo di non
averle soffocate ma di aver semplicemente aggiunto un veicolo in più, quello della musica, per farle arrivare all'animo.

Credi che l'arte del verso, l'arte in generale possa possedere il privilegio di afferrare la fugacità dell'attimo, di un preciso istante di vissuto, quell'inesauribile trascorrere del tempo l'esultanza che l'attimo avvenendo dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo?

Credo che l'arte abbia la capacità di vedere dietro le cose che ci circondano e dare loro significato. Questo accade spesso, come citavi tu, nell'esultanza di un attimo, ma quell'attimo, una volta colto, viene messo al riparo dal tempo diventando una sorta di icona a disposizione di tutti, in grado di attraversare i secoli senza perdere il suo significato e bellezza.

Il CD è una conseguenza dello spettacolo "ll porto sepolto". So che lo spettacolo comprende letture di Tolstoy e Buzzati, cosa lega questi autori nella tua rappresentazione?

Non ci sono legami stilistici tra Tolstoy e Buzzati, anzi il passaggio da uno all'altro è netto e brusco, ma parlano ambedue di sogni e certezze infrante: in Tolstoy c'è la piena fiducia nella scienza e nelle capacità dell'uomo a dare una risposta ad ogni interrogativo umano, ma ad un certo punto della sua vita questa certezza viene messa in crisi e lo scrittore si accorge che il sapere dell'uomo non è in grado di dare una risposta ai grandi interrogativi esistenziali. Tolstoy vive un vero e proprio fallimento, arrivando al punto di volersi togliere la vita vedendo ogni sua certezza infranta. Nel romanzo di Buzzati (Il Deserto dei Tartari) il protagonista, Giovanni Drogo, è un giovane tenente che si reca a prestare servizio presso una fortezza e anche lui ha un sogno, quello di incontrare gli onori e la gloria nella battaglia. Giovanni attende tutta la vita il nemico che non si presenta se non quando lui è vecchio e ammalato e costretto ad abbandonare la fortezza. Due progetti di vita contraddetti dagli eventi ma ambedue vivono una soluzione inaspettata diversa da quello che avevano immaginato e sognato: Tolstoy incontra le risposte nella sua conversione al cristianesimo, soluzione
che aveva sempre disprezzato, e Giovanni Drogo incontra la sua battaglia personale nella camera di una locanda, affrontando il momento della morte uscendone vittorioso. In ambedue una vittoria e un riscatto diverso da quello che attendevano. Le canzoni con i testi di Ungaretti sottolineano i vari momenti di queste letture.

La raffinatezza è una costante dei tuoi lavori: puoi parlarci di quell'elegante incontro stilistico che ha dato vita alla collaborazione con David Sylvian nell'album "l'albero pazzo" del 1996?

E' stato sicuramente, quello con David Sylvian, uno degli incontri musicali più intensi per me. Sylvian si trovava in Italia per alcuni concerti e ha avuto modo di ascoltare alcuni miei lavori ed è nato un suo interessamento che poi si è concretizzato nello scrivere insieme una canzone: "Ti ho aspettato". Abbiamo lavorato a distanza spedendoci il materiale per posta e piano piano abbiamo costruito questa canzone. Quando ci siamo visti, a lavoro ultimato, eravamo contenti del risultato e ci siamo accorti che la distanza non era stata un ostacolo al nostro lavoro. Forse esistono ponti invisibili che uniscono le persone quando tra loro esiste una sintonia nel sentire.


La poesia cantata è una formula ricorrente nella Storia culturale dell'umanità , ricordiamo ad esempio i Rapsodi dell'antica Grecia. C'è ,a tuo avviso, qualcosa che universalmente non basta alla Parola e pretende la musicalità?

Credo che le parole racchiudano in se stesse la musicalità. Cantarle significa amplificare questa caratteristica già in loro connaturata. Penso che parola e suono siano una cosa sola, non a caso si dice che la parola ascoltata risuoni dentro di noi. La parola ha un forte potere e il canto ne amplifica gli effetti, S. Agostino diceva che chi canta prega due volte. Il problema è che oggi si tende a distruggere la parola, abbiamo scarnificato la parola dai suoi significati più profondi
togliendole la possibilità di risuonare dentro di noi; ad esempio la parola "acqua" che un tempo racchiudeva forti simbologie come vita, rinascita, purezza, oggi è ridotta a semplice formula: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Anche questo è un effetto del materialismo, uno dei più devastanti.

I testi scelti aderiscono a perfezione alle musiche che hai composto con Massimo Fantoni (chitarrista e produttore). Sembra quasi che Ungaretti abbia scritto i testi per l'album, cosa pensi della lingua
italiana cantata?

Grazie per quello che mi dici, la sensazione che abbiamo provato con Fantoni nella composizione dei brani è stata proprio quella di non inventare nulla, ci sembrava di scoprire le note che già erano racchiuse all'interno di quelle parole. La lingua italiana è adatta al canto come, credo, tutte le lingue, ma ognuna produce suoni e sensazioni diverse. Io canto in italiano perché è la mia lingua ma amo la canzone e i suoni in ogni espressione linguistica come quella inglese con la quale sono cresciuto.

Negli anni '80 sei stato, insieme a Litfiba e Diaframma, come leader dei Moda, precursore del rock italiano. Come giudichi l'attuale scena rock italiana e trovi ci sia qualcosa dello spirito sperimentale di quel periodo che non è stato recepito dalle giovani bands di oggi ?

Gli anni '80 sono stati anni speciali in Italia dove abbiamo sperimentato l'uso della nostra lingua in altre sonorità appartenenti più alla cultura anglosassone. Era un andare contro a quello che a noi sembrava un modo di fare musica ormai ripetitivo. Le influenze straniere sono sempre importanti per rigenerare una cultura. Oggi il rock non possiede più il significato di un tempo e mi sembra che si sia accasato un po' mollemente. Esistono comunque anche oggi delle realtà molto interessanti ma il loro unico difetto è quello di mescolare cose già sentite negli anni passati soprattutto degli anni '70. Forse deve maturare qualcosa di nuovo dopo l'ultima vera novità che è stato il rap, oggi decaduto da essere un mezzo di denuncia a un povero contenitore di look, atteggiamenti e parole spesso vuote (ci sono ovviamente le
eccezioni).

Esistono una canzone o un libro che avresti voluto aver scritto tu o che vuoi consigliare ai nostri lettori?

Un libro che amo molto è "Il Barone Rampante" di Italo Calvino e una canzone?.forse un classico: Heroes di David Bowie anche se non condivido molto il testo, ma quando mi capita di ascoltarlo mi emoziona sempre, forse perché mi ricorda un periodo della mia vita.


Dal 1983 al 1989 Andrea Chimenti è il cantante dei "Moda" uno dei gruppi capostipiti
del rock italiano con Litfiba e Diaframma. Tre sono gli album realizzati con questo gruppo all'interno dell'etichetta IRA prodotti da Alberto Pirelli: "Bandiera", "Canto pagano" e "Senza Rumore". Canto Pagano realizzato nel 1987 è coprodotto insieme a Mick Ronson (chitarrista di David Bowie, Dylan, Lou Reed.).

Sempre in questo periodo numerose le compilation: "Catalogue Issue", "Rock Targato Italia", S.Remo Rock, e altre tra cui un 45 giri per il solo mercato francese dove Andrea canta con Piero Pelù e Nicoletta Magalotti "Padam Padam" di Edith Piaf.

I Moda nel 1989 si sciolgono e per Andrea comincia la carriera solista. Inizia con delle collaborazioni insieme ai Beau Geste partecipando a Musica per il Tibet.
Partecipa allo spettacolo teatrale diretto da Massimo Luconi "Chaka" in veste di attore e cantante e insieme ai Beau Geste collabora al CD della stessa colonna sonora uscita
per la Materiali Sonori. Insieme a Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli realizza il
primo CD "La Maschera Del Corvo Nero" che esce nel 1992 per la CGD. In questo lavoro si ricorda la collaborazione di Antonio Aiazzi(Litfiba) e degli Africa X.

Partecipa alla compilation dedicata a Rino Gaetano cantando "Escluso Il Cane". Nel
frattempo è nato il Consorzio Produttori Indipendenti e nel 1996 esce "L'Albero Pazzo"
prodotto da Andrea e F.Magnelli edito dallo stesso CPI. In questo cd Andrea scrive
e canta un brano insieme a David Sylvian "I Have Waited for You" (Ti ho aspettato).
Canta nel film di Carlo Verdone "Sono Pazzo di Iris Blond" il brano "Black
Hole" Collabora con "Una Notte In Italia" al CD tributo a Ivano Fossati. Nel 1997
in collaborazione con l'attore Fernando Maraghini esce "Qohelet" per la collana
Taccuini sempre per il CPI.

Nel 1998 fonda insieme a Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo l'etichetta "Le Vie Dei Canti". Nello stesso anno esce il "Cantico dei Cantici" ( per Le Vie Dei Canti/CPI) dove l'attrice Anita Laurenzi, sulle musiche di Andrea, legge l'omonimo libro biblico. Nel 1999, Andrea lavora a sonorizzazioni di musei mostre e video d'arte.

Nel 2000 Andrea debutta con il "Il Porto Sepolto" spettacolo di canto, musica e letture, partecipa inoltre allo spettacolo ebraico "Mazal Tov" della compagnia di "Terra di Danza" .
Nel Marzo del 2002 esce il suo ultimo lavoro " Il Porto Sepolto" dove Andrea canta le
poesie di Giuseppe Ungaretti. Il CD esce per l'etichetta discografica fiorentina
"Audioglobe".

Attualmente Chimenti sta lavorando al suo nuovo album di canzoni previsto per il 2004, è inoltre tra gli ospiti del primo album da solista di Gianni Maroccolo ( CCCP,CSI,PGR).