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In cerchio con
Sergio Endrigo - A CURA DI ALESSIO LUISE
Ci
siamo sentiti telefonicamenterisaliva solo al giorno prima (ndr 02.12.2004)
la sua lettera pubblicata da la Repubblica, ove, pur ringraziando, esprimeva
la preferenza a non accettare l'invito alla serata RAI "Le più
belle canzona di Sanremo" andata in onda la sera del 10.12.04 su
RAI1denuncia elegante, quasi sottovoce, di un fiero distacco dai fruttuosi
presenzialismi tv e dalle logiche mordi e fuggi del varietà dentro
una scena di spettacolari e appariscenti protagonismi da cronaca rosa,
la ferma volontà di un artista vero, intellettualmente onesto,
sovversivo ad un sistema di promozione della canzone italiana passato
e malinconico, in cui gli artisti di ieri vivono solo del riflesso del
successo o della nostalgica (sempre la stessa) hit di 30 anni prima.."
..nella mia vita avrei voluto diventare un comico, mai una spalla"
così si conclude la lettera del 2 Dicembre apparsa su Repubblica.
Esempio di mirabile coerenza artistica, eccezionale scrittore di musiche
per bambini ed indimenticabile voce della canzone italiana degli anni
'60/'70accomunato alla cosiddetta "scuola genovese", seppure
fosse di Pola (capoluogo dell'Istria), per un certo gusto innovativo che
lo contraddistinse vincitore di Sanremo nel 1968 con il brano Canzone
per te, eseguita in coppia con Roberto Carlos, Sergio Endrigo è
stato soprattutto un precursore e uno sperimentatore unico nel suo genere.tra
i primi a parlare di ambiente in Italia (si ricordi il primo recital di
un cantautore al Teatro Piccolo di Milano per "L'arca di Noè"
del 1970), da sempre è un grande amante della poesia.negli anni
70 promosse per primo una collana discografica dedicata ai poeti dialettali
(iniziativa limitata dalla Fonit Cetra a soli due titoli: Biagio Marin
ed Ignazio Buttitta), collaborò per primo con importanti poeti
internazionali quali Vinicius De Moraes e Giuseppe Ungaretti, dando vita
nel 1969 ad un disco a cura di Sergio Bardotti, La vita,amico, è
l'arte dell'incontro (qui Endrigo canta La casa accompagnato da Toquinho,
ndr: al disco partecipa Ungaretti stesso ) ..musicò Pier Paolo
Pasolini ( Il soldato di Napoleone). assieme a Gianni Rodari poi scrisse
la più celebre canzone per l' infanzia , quella Ci Vuole un fiore
musicata insieme al grande compositore Luis Enrique Bacalov nel 1974"dopo
quel disco ­p; sono parole sue ­p; tutto si è mercificato
ed io ho smesso di cantare canzoni per bambini " ..una coerenza che,
come può testimoniare il suo pubblico tuttora fedele e numeroso,
negli anni non è mai venuta meno, e che ha portato Endrigo anche
alla stesura del suo primo romanzo.
Uscito nel 1995 per un editore straniero ma distribuito in modo insufficiente,
è stato fortunatamente ristampato di recente dall'editore STAMPA
ALTERNATIVA ( QUANTO MI DAI SE MI SPARO? , 2004, stampa alternativa
editore, 10 Euro, introduzione di Franco Battiato) . Il testo rappresenta
un abile ed inedito ritratto indiretto dello stato dell'azienda discografica
italiana ; seppure in parte autobiografica e zeppa di riferimenti reali
agli anni 70 e 80 della musica italiana, la vicenda raccontata da Endrigo
è di invenzione. La storia è quella di un cantante alla
deriva di una discreta carriera che , in completa crisi di identità
artistico esistenziale e snobbato dai piani aziendali della sua casa discografica,
deciderà di affidarsi ad un ambiguo avvocato per progettare l'ultimo
concerto della sua vita un concerto dal finale a sorpresa..Tra le righe
del libro, mai scontato né ripetitivo, si scorgono interessanti
descrizioni psicologiche che vanno a miscelare improbabili situazioni
caratterizzate dalla originale verve soft pulp dell'autore . Qui Endrigo
parla nella prima persona del protagonista, Joe Birillo, offrendo un vivace
e dissoluto mix di situazioni simil-star decadente e riflessioni ciniche
sul mondo. .
Al telefono mi chiede subito se l'ho letto, il libro. poi mi rivela che
è quasi pronto quello nuovo
ENDRIGO:"
Ho già scritto una decina di cartelle del prossimo libro: si tratterà
della storia di un adolescente che vive gli anni della Guerra dal 1943
al 1947sì perché noi di Pola, Dalmati, la guerra è
finita veramente solo due anni dopo il 45comunque "Quanto mi dai
se mi sparo?" è un libro che nasce da alcune mie riflessioni
sul modo di lavorare delle società discografiche. Nasce anche dal
fatto che tra il 1980 e il 1995 sono stati rifiutati di pubblicazione
5 miei dischi. Ho fatto 5 album tutti buttati via, mai promossi e mai
adeguatamente distribuiti ,persino uno con la fonit cetra ed uno con la
bmg ricordi"
LUISE: Album prodotti e mai distribuiti?
ENDRIGO:
" Sì tutti buttati vialavori introvabili ora, per cui è
anche attiva una petizione sul mio sito (www.sergioendrigo.it)
che ne promuove la ristampa..Ho scritto questo libro QUANTO MI DAI SE
MI SPARO.? perché dovevo sfogare una certa rabbia. In Italia può
accadere che, anche con un passato come il mio, si venga dimenticati da
un giorno all'altronon è possibile ero stanco 5 album col mio passato
e nessuno mi ha filato.
LUISE:
Anche questa è la triste realtà di un settore esasperato
dai criteri utilitaristici e al cui interno lavorano più amministratori
delegati ed economisti che esperti di musica..
ENDRIGO:
" Io dico sempre che i giovani , a parte le dovute eccezioni, sono
vittime consenzienti dei media, quando io ero ragazzo c'era la radio non
c'erano radio privateeppure se eri un cantante lavoravi, e se lavoravi
vivevi di quello che amavi di piùoggi i produttori, io li chiamo
le wannamarchi della canzone, se riescono a convincere il consiglio di
amministrazione che un "artista" o un singolo può andare
bene se no niente..insomma lo spessore dell'artista non viene valutato
proprio
LUISE
: Nel libro lei sviluppa una certa critica dell'apparenza..
ENDRIGO:
La penso così, ho visto smarrirsi l'attenzione che ai miei tempi
era più alta per le parole e le atmosfere musicali che si proponevano
.pensi, di recente ho visto un documentario in Tv e si vedeva Pola, mia
città natale, con il centro storico,le piazze, il campanile.non
ho ancora capito perché il commento musicale era tutto di hard-rock
cosa c'entrava con quelle immagini.per carità, io vorrei solo che
la canzone convivesse con il rock più scatenatoperò oggi
si bada troppo all'effetto immediato...
LUISE:
Però, "le dovute eccezioni" riscoprono la tradizione
della canzone italiana..un sacco di artisti cosiddetti alternativi riscoprono
gli anni '60, molti giovane bands in questi ultimi mesi incidono dischi
di musica d'autore in puro stile sixties, orchestrando e arrangiando alla
maniera di Mina, Tenco, Paoli ed Endrigo stesso (ad es. : Nonvogliocheclara,
Baustelle, Perturbazione, Morgan, Meg...etc)...
ENDRIGO:
" Pochi giorni fa ero a Faenza, Michele Bovi presentava il suo libro
sul plagio, io il miomi sono impressionato ad un certo punto quando ero
insieme a Pasquale Panella (NDR : scrittore sperimentale, paroliere tra
gli altri anche dell'ultimo Battisti) e un sacco di giovani ci hanno riconosciuti
e venivano a salutarci e a farci i complimenti..non a caso parlo sempre
di dovute eccezionimeglio così..."
LUISE:
Si tratta di giovani che riconoscono in lei un esempio di artista coerente
e appassionato, meno "personaggio" di altri magari, ma sicuramente
più profondo..ci può parlare del suo rapporto con la poesia?
ENDRIGO:
" A fine anni 60 ebbi l'idea di cantare Vinicius De Moraes, poeta
brasilianoBardotti collaborò e nacque La vita,amico, è l'arte
dell'incontro sono felice che si sia riusciti ad ottenere la ristampa
di questo disco, che appunto uscirà per conto di Warner a breve.
Nel lavoro appare anche Ungaretti, che ho recitato anch'io durante il
mio recital del 1970 al Piccolo di Milano con la poesia San Martino Del
Carsosicuramente è stato uno degli esperimenti più interessanti
della mia carriera..io dico sempre, a proposito delle mie canzoni, che
un bravo padre ama anche i figli scemi..in realtà ho sempre fatto
quello che mi piacevaio non sono nato in sala d'incisione, dopo 7 anni
di nightclub e balere, pensi cominciai con Enzo Jannacci primo pianista,
mi ero stufato della vita nei locali notturni,ci si divertiva è
vero ma non vedevo futuro. Ho provato poi con la casa discografica , era
diverso da adesso, ho fatto un contratto con Giampiero Boneschi, Nanni
Ricordi aveva già reclutato i vari Paoli, Jannacci, Gaber, Tenco,
Bindila mia fortuna fu che mi chiese se scrivevo canzoni....io ancora
non lo facevo, cantavo e basta, da lì ho iniziato a scrivere canzoni
e firmai presto il mio contratto...
LUISE:
So che ama molto la cultura Brasiliana, ed Il Brasile ama lei. Lei è
l'unico artista, non solo italiano, ma anche straniero, cui è stata
dedicata una monografia su doppio vinile per la serie "A arte de"
dedicata a tutti i grandi artisti della musica brasiliana...
ENDRIGO:
Nel 1964 ero amico di De Moraesdel Brasile mi innamorai quando conobbi
la bossanova.nei primi anni60 circolava tra noi orchestrali a Milano la
prima bossanova con Joao Gilbert eravamo impressionati dalla potenza di
questi generi musicali nuovisì il Brasile è il paese che
amo di più e spero di finire la vecchiaia lì, adoro la saudade
e la calma dei brasiliani, quando ero a Bahia, che è una città
distesa lungo il mare, andavamo spesso in macchina, e girando per strada
non si sentiva mai un clacson..tranquilliqui a Roma in quegli anni il
traffico era già una "guerra"Sicuramente è un
paese che ha un sacco di problemi reali e spaventosilà ci sono
i ricchi più ricchi del mondo e i poveri più poveriio ci
andavo solo in vacanza, ma quello della sovrappopolazione e delle favelas
è un problema devastantenel 1964 io ero là, i brasiliani
erano 90 milionic'era un samba che cantava noventamilion!! noventamilion!!.adesso
sono 150 milionifra trenta anni saranno 120 milioni in più è
un problema mondiale, non solo del Brasile...
LUISE:
Continuo a chiedermi come mai tutti conoscano la canzone CI VUOLE UN FIORE,
ma pochissimi ne sappiano la sua storia, addirittura i suoi autori
ENDRIGO:
Le dico solo che ho scritto un'altra lettera, tempo fa, sempre a Repubblica.
Un giornalista aveva scritto un articolo sulla storia della canzone di
infanzia, e parlando di successi per bambini, citava di tutto , Cristina
D'avena ovviamente, ma a me neanche mi nominava..quando canto queste cose,CI
VUOLE UN FIORE, LA CASAdico sempre che per scrivere testi per bambini
bisogna essere poeti o furbastri ..io non sono né l'uno né
l'altroil successo di quel brano probabilmente sta nella trovata inconscia
della risposta del coro di bambini al canto dell'adulto, e nell'impianto
narrativo e giocoso del testo se la ricordano tutti perché era
una canzone adatta ai bambini sì, ma anche agli adulti...
LUISE:
ha mai scritto poesie?? Nel libro ce n'è una...
ENDRIGO:
Che poesia.!!?(NDR si sentono abbaiare i cani in casa, lui ride) che poesia
è scusi?...
LUISE:
gliela leggo
"
MILANO A FINE MAGGIO LE FORZI LA MANO
È INUTILE, DOMENICA NON C'E' NESSUNO
TELEFONI RABBIOSI IN STANZE VUOTE
ABBOCCHI ALL'INSERZIONE E UNA VOCE
IMPERSONALE REGISTRATA DICE CIAO
RICEVO TUTTI I GIORNI MENO I FESTIVI
ANCHE COPPIE E DONNE SOLE MENO I FESTIVI
IN AUTOSTRADA PASSANO LENTI
(NON SEMBRANO VERI) UCCELLACCI NERI
DALL'ALTRA PARTE IN COLONNE ROMBANTI
SI TORNA A CASA AL DISAMATO PAESE
MA E' COSì CHE SI AMMAZZO' PAVESE? "
ENDRIGO:
" Sì ho scritto delle poesie ma mi sono sempre vergognato
di pubblicarle"...
Su
quest'ultima battuta dall'affascinante mistura di aristocrazia e umiltà
tipiche di Sergio Endrigo, si conclude la mia chiacchierata con lui. Scegliamo
di rendere pubblica la poesia inclusa nel libro, per dar voce ad un grande
autore della cultura Italiana del Novecento, oggi troppo spesso dimenticato
dai media, protagonista di un'epoca in cui musica e poesia si lasciavano
mescolare con più facilità, e maggiore attenzione.
Per
maggiori informazioni sulla ristampa dei dischi di Sergio Endrigo visitate
il sito www.sergioendrigo.it
.
Si ringraziano Claudia Endrigo, Matteo Perazzi.
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