Alessio Luise - In cerchio con… Claudio Orlandi\Progetto PANE

 

 

       

In cerchio con… Claudio Orlandi- A CURA DI ALESSIO LUISE

 

 

Come nasce il progetto pane, quali sono i riferimenti culturali e le aspirazioni del vostro operare artistico?

Nel 1992 quando mi sono incontrato con Maurizio Polsinelli (il nostro pianista) avevamo delle vaghe idee in testa, ma principalmente vivevamo la musica come una possibilità concreta di sfogare la nostra indole creativa. Suonare era indubbiamente anche un modo piacevole e non comune per condividere delle ore e rendere prelibato del vino di scarsa qualità. In generale una sorta di svago creativo. Col tempo le cose non che siano cambiate radicalmente, ma sicuramente hanno acquistato dei contorni più precisi. Il mio interesse per il mondo dell'arte è cresciuto sempre più, e la musica ha acquistato progressivamente un'importanza centrale nella mia vita. Il Pane m'è cresciuto addosso come una seconda pelle. Quando si suonava, per me e Maurizio, il piacere era prima tutto il vederci suonare insieme, godere di taluni passaggi o sfumature sonore. E' un principio tutt'ora valido, oserei dire fondamentale. Per questo motivo era assurdo mettersi alla ricerca di musicisti per allargare il gruppo. Eravamo eventualmente interessati a delle persone non a musicisti. Il caso ha voluto che incontrassimo Vito. Un tipo curioso e taciturno, ma con dei gusti musicali molto simili ai nostri. Fondamentalmente ci interessava il suo modo di stare al mondo. Prendemmo a provare con lui alcuni brani finendo spesso per perderci in lunghi corpi sonori monotonali.. a volte rimanevamo in una sorta di trance sonora per molti minuti e quando con la bava alla bocca ne uscivamo ci si guardava in faccia sfiniti e sorridenti. Abbiamo lavorato in tre per molto tempo. Facevamo uno, due concerti l'anno in posti improbabili, una sorta di esibizione per gli amici al fine di saggiare gli effetti della nostra musica. Non che ci spaventasse il pubblico, semplicemente non era ancora chiaro cosa volessimo fare. Le idee erano molte ma contorte, la tecnica non ancora sufficiente e le cover non ci interessavano. Pezzi proponibili ne avevamo pochi e incerti.. mesi e mesi di sala prove.. (per un periodo abbiamo provato con una ragazza alla batteria, ma poi ci ha lasciato per incompatibilit stilistica). E' col tempo che abbiamo acquistato una sempre maggiore padronanza nel canalizzare la nostra espressività e soprattutto coscienza dei nostri obiettivi artistici. Claudio Madaudo ed Ivan Macera sono stati gli altri due incontri che il fato ci ha consegnati per rafforzare il Pane.. In effetti è da poco tempo che con la formazione "completa" stiamo proponendo il nostro lavoro. Difficile tratteggiare in poche righe i riferimenti culturali e le aspirazioni artistiche che sottendono il progettopane. Mi limiterò ad un accenno che ritengo importante: Nell'opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini "Salò o le 120 giornate di Sodoma", la Pianista che accompagna i racconti delle "Signore" nei vari gironi, non sopportando pi la violenza dei fatti si suicida gettandosi dalla finestra di una delle stanze. E' la scena che pi mi ha colpito del film e sulla quale ho riflettuto e continuo a riflettere ancora oggi.. Nel mio modo di concepire l'esperienza artistica, essa non dovrebbe mai accompagnare e rallegrare il banchetto dei carnefici, né soccombere di fronte alla violenza e al ricatto. La sue risposte possono essere il silenzio o la lotta - Pasolini non amava certo tacere.. L'arte è la nostra possibilità di esistere dignitosamente, la via parallela alla conoscenza, la voce chiamata a testimoniare delle umane libertà. E' compito del singolo "artista" concepirsi in quanto tale ed imporsi nella sua dignità.

La vostra proposta può essere definita dilapidatoria... difficilmente utilitaristica ... seppure sia distante l'allineamento alle influenze diffuse delle tendenze più in voga nel panorama musicale attuale , pane offre un cd generoso e coinvolgente, credibile dinamico e ricco di una certa emotività difficilmente reperibile nei lavori dell' arte ufficiale. Quale idea ti sei fatto della discografia italiana, dell'industria culturale nazionale..?

In primo luogo ti ringrazio per le tue considerazioni intorno al nostro lavoro.. In effetti, rispetto ai concetti da te espressi, non capisco come una proposta artistica se realmente tale, possa definirsi "utilitaristica". Ma il punto è proprio questo, la maggioranza delle proposte che oggi investono quella che tu definisci "arte ufficiale", non sono affatto proposte artistiche. Sono offerte d'altro tipo che rispondono a determinati modelli e convenzioni. Non mi riferisco solo ai grandi nomi del panorama nazionale e internazionale, ma anche a parte di quell'area che si autodefinisce indipendente e che nei fatti riproduce su scala inferiore la realtà che pretende criticare. Per molti l'obiettivo principale è imporsi, non cambiare le cose. Il sempre minor coraggio nelle scelte artistiche, e l'adozione di modelli preconfezionati da scimmiottare alla meno peggio pur di rendersi visibili e riconoscibili, sono dati evidenti che rendono il panorama poco confortante, ma ciò che davvero più annoia è la percezione della quasi totale estinzione della possibilità di concepire il cambiamento.. cosa che soprattutto nel campo artistico dovrebbe essere un principio portante. In generale basterebbe riflettere sul termine "industria culturale" per capire di cosa si tratta e quali siano i suoi principali obiettivi.

.....i raffinati riferimenti letterari e il sostrato colto delle musiche è ben calibrato dalla tua interpretazione carismatica e teatrale dei testi. Di quali autori ti sei occupato fino ad ora? Chi vorresti trattare in futuro?

Questa domanda mi permette di riallacciarmi al primo tema affrontato. Quando ho iniziato a cantare, o meglio dire ad usare in qualche modo la voce (visto che cantare cosa difficilissima..), l'ho fatto per amicizia verso dei carissimi amici, una sorta di favore a tempo più o meno determinato. Sin dal primo momento per ho avvertito nell'emissione del suono una straordinaria possibilità di assaporare la libertà. Avevo percepito questa forza istintivamente ed in maniera quasi violenta la prima volta che ascoltai la voce di Jim Morrison (dico istintivamente perché in casa mia non si ascoltava generalmente musica e non c'era dunque un'educazione all'ascolto o un orientamento verso un genere in particolare). Per certi versi posso dire di essermi "formato" per mezzo della sua poetica e delle sue intuizioni artistiche. Senza dubbio in quegli anni ho appreso dei valori che tutt'ora sento di seguire, ma è stato col tempo e con una ricerca personale che mi sono avvicinato sempre più ai miei suoni e soprattutto alla comprensione della voce come massimo strumento di libera espressione artistica. Un sentimento non facile da esporre. Per quanto attiene ai testi, sebbene amassi molto "cantare" le parole di alcuni poeti che allora leggevo frequentemente.., ho preso quasi subito a scriverne da me. Dopo una primissima fase in cui ho usato l'inglese, mi sono scontrato con la difficoltà della lingua italiana. Una difficoltà di cui mi sono in seguito innamorato. Come non rimanere affascinati dalle straordinarie capacità di lavorare la nostra lingua da parte di un Giovanni Lindo Ferretti o di un Franco Battiato. Un modo - il loro - di concepire la scrittura e l'esperienza artistica in genere, che mi ha sicuramente influenzato. Stranamente mi sono sempre sentito distante da autori come Guccini o De Andrè - di quest'ultimo solo da poco ascolto i lavori, in particolare gli ultimi, che credo siano meravigliosi. In generale non saprei dire cos'è che mi spinge ad occuparmi di un autore piuttosto di un altro. Improvvisamente un tema, una figura, un pensiero inizia a lavorarmi nella testa. Spesso in simultanea diversi spunti si contorcono l'uno sull'altro, alcuni si perdono, altri vengono lasciati a stagionare, altri pretendono di essere nel presente della mia vita in quel momento e mi lascio attraversare dalle loro forze... è come venir dilaniati per poi ricomporsi, con la coscienza di non essere più lo stesso di prima. Due autori che ultimamente mi hanno colpito con grande forza sono Antonio Porta e Victor Cavallo, dei quali infatti abbiamo musicato alcuni testi.

...La dimensione live pare essere fondamentale per un progetto di questo tipo, come gestite lo spettacolo e le rappresentazioni dal vivo??

Non mi è facile rispondere a questa domanda. In effetti le rappresentazioni dal vivo sono per noi molto delicate. Ci sono diversi elementi da curare. La formazione tecnica, la resa fisica, la preparazione mentale. In genere proviamo molte volte prima di un concerto, cercando di curare al meglio gli arrangiamenti e le sfumature sonore. Spazi sono lasciati all'improvvisazione, ma è più qualcosa che ha a che fare con le nostre capacità/necessità emozionali che non con l'esecuzione vera e propria. In relazione ai nostri obiettivi acustici, cerchiamo nei limiti del possibile di conoscere il posto in cui dovremo esibirci ed il tipo di pubblico che ci troveremo davanti. Non tanto il repertorio, ma l'approccio stesso al concerto può variare sensibilmente. Sul palco esigiamo dal pubblico un certo grado di attenzione per non dire rispetto, nel senso buono del termine. La nostra è più un'esposizione che una vera e propria esibizione. Proprio per questo ci sentiamo in dovere di rispettare il pubblico esponendo i pezzi al meglio delle nostre possibilità. Credo che ci debba sempre essere un motivo plausibile per il fatto di essere su un palco.. del resto là sopra ci giochiamo la nostra credibilità artistica nonché il nostro equilibrio psico-fisico...

Pane.... con la poesia non si mangia, oppure di poesia si vive...?

Oggi si sente spesso parlare di poesia, e sempre più persone dedicano ore della propria giornata alla scrittura di piccole frasi, riflessioni, testi di vario genere, che con un po' di buona volontà potremmo far rientrare nell'ampia categoria di Poesia. Il grande successo dei blog, testimonia questa necessità di espressione delle persone (e sottolineerei il termine espressione, in contrapposizione al comunicare, termine che non uso volentieri e che ormai viene indicato come l'obbligo morale a cui ognuno deve sottomettersi per guadagnarsi una sorta di patente d'esistenza!). Ma a ben vedere, in una società come la nostra quale ruolo è riconosciuto alla poesia? Ed allargando drammaticamente il discorso, quale il ruolo riconosciuto all'arte e alla cultura in genere? Vedo già scuotere le teste... Diciamocelo francamente, viviamo in una società in cui tutto ciò che non porta profitto è relegato ai margini. Chi oggi, in un modo in un altro non produce un reddito quantificabile in denaro, non solo non viene apprezzato ma viene visto come inutile o peggio come una forma parassitaria di esistenza. Spesso chi ha la pretesa di occuparsi di cultura rientra in questa categoria.. Gli stessi blog, nonostante le enormi potenzialità, sembrano in definitiva sempre più degli orticelli lasciati in concessione alla sempre più ristretta libertà/possibilità d'espressione, che non a piattaforme di discussione da cui prendere il via per azioni concrete - come spesso vengono presentati o vorrebbero che siano taluni "pensatori" post-moderni ormai completamente confusi tra realtà e virtualità, se non asserviti alle logiche del dominio mediatico. Com'è chiaro intendere non si tratta di una situazione circoscritta ad un campo specifico. In ogni settore dell'odierna società, qualsiasi esso sia, vedremo la sua dimensione culturale confinata ad un livello inferiore rispetto all'asse trainante. Il risultato inevitabile è che sempre meno ci si impegna per incentivare iniziative che abbiano la cultura al cuore dell'attività. Ma quale futuro ha una società di tal fatta? Dobbiamo dunque rassegnarci ad un societò senza cultura e senz'arte, in cui troverà spazio solo l'arte ufficiale, finanziata e voluta dal sistema - la Pianista di Salò per intenderci - ch'è in ultima istanza la negazione dell'arte in quanto espressione di libertà? Rassegnarci ad un abbrutimento totalitario, ad un'involuzione? Purtroppo chi oggi crede di poter cambiare il mondo con la poesia e l'arte in genere non è nemmeno più un utopico rivoluzionario, ma al limite un povero sognatore, se non un emarginato. Guardiamoci attorno senza false illusioni. Interi paesi in preda alla barbarie più cieca. Milioni di vittime innocenti calpestate dal diritto del più forte. Nel nostro paese in particolare, un'aggressiva forza reazionaria e oscurantista sta demolendo le conquiste di decenni di faticosissima dialettica democratica. Una viscida alleanza tra affaristi senza etica, fascisti, "fondamentalisti cattolici" e rozzi analfabeti sta stritolando la società civile... Qual'è dunque il ruolo dell'arte? Chi questo mondo non vuole cambiarlo ma dominarlo, sa bene che di tante cose un uomo può privarsi, ma non del pane quotidiano. La difficoltà è sempre la stessa, da sempre. Riuscire a poter vivere della propria arte. Se non si riesce a mangiare con la propria arte si sarà costretti a guadagnarsi da vivere con altri lavori. Ciò purtroppo renderà sempre più difficoltosa una professionalizzazione del proprio lavoro artistico, allontanando la possibilità di intervenire concretamente sull'assetto culturale di riferimento. Ma questo è proprio l'obiettivo di chi detiene le regole del gioco, di chi desidera ignoranza e sottomissione, non conoscenza e libertà. E' un circolo vizioso con cui tanti si trovano a fare i conti.. non sempre si riesce a tenersi in equilibrio in questa precaria situazione. Diciamo allora che di Poesia si resiste..

Sul vostro sito c' una sezione dedicata alla questione Palestinese...Numerosi artisti affermati invece preferiscono parlare solo dei loro successi o delle loro cronache rosa...in un mondo in cui molti non hanno il pane, non trovi che essere artisti individualisti e disimpegnati sia offensivo???

Quando abbiamo ideato il sito, accanto alle voci consuete che si inseriscono in un sito del genere, era mia intenzione inserire uno spazio aperto e in movimento dove poter raccogliere frasi, immagini, luoghi, che in qualche modo fossero collegate con il nostro modo di concepire l'esperienza artistica e la responsabilità che ne consegue. Una sorta di grande quadro semantico nel quale convogliare le nostre riflessioni, umori nei riguardi della realtà che ci circonda. Abbiamo dato il nome di "Visioni" a quest'area del sito. Dopo la morte di Arafat, ci siamo sentiti in dovere di ricordare la sofferenza di un popolo che negli anni stato vittima di orrori ed usurpazioni intollerabili sotto ogni punto di vista. A tal proposito abbiamo inserito un breve ma intenso testo della poetessa palestinese Fadwa Tuqàn, che a mio avviso testimonia in modo puro e vibrante il legame degli uomini con la propria terra natia. Da poco abbiamo inserito una pagina dedicata alla repressione che il regime cinese opera sugli intellettuali dissidenti del paese. Nei limiti di spazio concessi, cercheremo di rendere visibili tutte le visioni in un archivio ad esse dedicate.

...nel testo di Incudine tratteggi un'inconsueta similitudine tra pelle e ferro, il tutto calato nelle trame di un affresco musicale molto sensuale. Spesso poi fai uso nelle liriche di contrasti di luce e buio, pieni e vuoti, calore e freddezza, ben riflessi dagli arrangiamenti della band. Le meccaniche dialettiche del vissuto e la frazionarietà dei vissuti influenza la vostra composizione??

Se ben intendo la tua domanda, mi chiedi come la realtà del nostro vivere quotidiano finisca per influenzare le composizioni. Evidentemente dovrei estendere la domanda al resto del gruppo.. Personalmente credo sia importante sottolineare le nostre comune origini "popolari". Proveniamo da famiglie di lavoratori e viviamo nei quartiere periferici di Roma. E' un dato su cui riflettiamo spesso, e a cui ci sentiamo particolarmente legati. Per quanto riguarda testi e arrangiamenti mi fa molto piacere che tu abbia sottolineato questo "gioco" dei contrasti. E' una caratteristica su cui ci piace lavorare. Assieme alla scelta di attenersi il più possibile a sonorità acustiche, risponde alla nostra esigenza stilistica di mantenere le composizioni - anche quelle apparentemente più surreali - il più possibile vive ed aderenti alla realtà. La credibilità del nostro lavoro è un principio che abbiamo sempre in mente, e che probabilmente abbiamo assorbito vivendo a contatto con determinate realtà. Per quanto riguarda la gestione del gruppo da un punto di vista più pratico, ossia la convivenza delle nostre singole "visioni" artistiche, direi che non sempre è facile realizzare e mantenere un equilibrio creativo. Per certi versi è l'aspetto più complesso, ma anche quello che a nostro avviso caratterizza una certa ricchezza del Pane, il nostro pezzo pi bello.

Un libro ed una canzone che avresti voluto aver scritto tu..... Non è un caso che sia uno dei pochi testi che ricordo a memoria e che canto senza bisogno del mio amato leggo: Annarella di Ferretti. Credo sia davvero un testo bellissimo. L'ho sentito "mio" al primo ascolto. La presentiamo piano e voce solo in certe occasioni.. Per quanto riguarda il libro, mio caro Alessio, tocchi un mio punto debole.. amo leggere e mi piacerebbe moltissimo saper scrivere. Purtroppo nonostante gli sforzi non sono un gran prosatore, per cui ti dico che in primo luogo vorrei possedere il dono della scrittura. poi per rimanere nel gioco, direi che ho amato moltissimo Lo Straniero di Camus, Il Vangelo secondo Gesù di Saramago e Psicologia di massa del fascismo di Wilhelm Reich; in Italia Il deserto dei Tartari di Buzzati. Non averli scritti, ma almeno pensati.

Claudio Orlandi - dicembre/gennaio 2005

claudiopane@hotmail.com

www.progettopane.org

 

Biografia PANE

Dall'incontro tra Claudio Orlandi (voce) e Maurizio Polsinelli (piano), avvenuto nel 1992, si genera il primo nucleo della formazione. E' proprio a quei primi anni, segnati da diverse collaborazioni, che si deve il consolidarsi di alcuni elementi portanti della musicalit del Pane, come l'energia espressiva ereditata da band come Doors e C.C.C.P., o la ricerca di una espressività più rarefatta ed evocativa, infusa da autori come Debussy, Ravel, Bartok. Nel 1994 l'incontro col chitarrista ritmico Vito Andrea Arcomano, che dalla frequentazione della musica progressive deve parte fondante della sua formazione e e della sua ricerca sonora. Dalla collaborazione dei tre ha inizio l'intensa attività compositiva del gruppo e la realizzazione dei primi demo. Il fecondo incontro poi con l'estroso flautista Claudio Madaudo (1998) provocherà il necessario dilatarsi della musicalità e un immediato arricchimento delle possibilità compositive e di struttura. La già "strutturata unità" del gruppo, verrà ulteriormente rafforzata in seguito dalla batteria del roccioso Ivan Macera (2001). La ritmicità del batterista non ha recato alcun disturbo all'acustica "da camera" del Pane, ma ne ha anzi evidenziato ed esaltato la potenza espressiva e i richiami alla danza. I versi di Claudio Orlandi, quando nati dalla sua produzione individuale, vengono spesso chiamati ad eccitare la creatività dei musicisti in una perfetta dialettica compositiva. In altri casi, è invece dalle linee della musica che si genera l'Idea da seguire per i versi. Il poliedro-Pane è così in grado di dar voce e musica alla varietà di ispirazioni che, nate dalla disposizione ricettiva dei musicisti, premono per esser dette e vissute. Negli ultimi anni il Pane affianca ormai al lavoro in studio (tra i numerosi cd autoprodotti spiccano "Cuore di grano e macina","Il Peso" e l'ultimo lavoro "Pane", sintesi dell'Idea musicale che sottende tutto il progetto) un'intensa attività dal vivo sulla scena musicale romana, dando vita a rappresentazioni sonore e vocali dalla forte resa emotiva. Da tre anni è nell'intenzione del gruppo, inoltre, di farsi promotore di un progetto di collaborazione con altre espressioni artistiche e culturali (pittura,fotografia,teatro), così da poter portare sulla scena lavori capaci di evidenziare la potenza espressiva dei connubi artistici (ProgettoPANE) Pane). www.progettopane.org