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Giorgio
Cattani - Attraverso terre perse
Presentiamo un breve scritto del critico
d'arte palermitano Salvo Ferlito inerente la mostra recente alla Galleria
Prati di Palermo dell'artista Giorgio Cattani, visitabile sino al 15 Maggio
2004. La lunga ricerca artistica di Giorgio Cattani, spazia dalla pittura
all'installazione, al video; in questa mostra personale, l'artista presenta
una nuova serie di opere pittoriche che qui in parte riproduciamo.

Che
Giorgio Cattani (Ferrara, 1949) ami affidare al segno graffitistico l´intera
sua poetica è un dato palese e inoppugnabile.
Tuttavia, sarebbe erroneo e riduttivo inquadrare il suo profondo fare
artistico nei limiti d´un lessico - il graffitismo, per l´appunto
- dalla sintassi spesso estemporanea, se non addirittura semplicistica.

I
segni di Cattani, infatti, non incidono una superficie "piatta"
e "sprovvista di spessore" - nel senso formale e simbolico dei
termini -, ma piuttosto paiono emergere da una articolata tessitura, nella
quale la nebulosità delle stesura coloristica è funzionale
alla strutturazione visuale di una dimensione prettamente onirico-visionaria.
Immagini evocate, dunque, ma al contempo evocanti; e questo grazie ad
una articolata scansione della superficie, operata ricorrendo ad una variegata
modalità di tecniche, ibridate e mescolate con una non comune sapienza
narrativa. Misurati inserti materici, applicazioni cartacee, colori talora
campiti densamente e talaltra stesi con andamento tonalmente nebuloso,
segni e tracce d´ogni genere, sagome e figure varie, contribuiscono,
infatti, alla costruzione di un "logos visuale", in grado di
trasmettere l´idea compiuta d´un processo di pensiero che
si esprime per sinossi, con un sincronismo ottico pertinente a quella
che appare come una fertile simultaneità ideativa.
Una impostazione compositiva quasi "ipertestuale",
che tuttavia mai rinnega (bensì esalta) il valore iconico dei segni,
alcuni dei quali ricorrenti con cadenza pressoché ossessiva. Pianoforti,
vasi, tavoli, profili antropomorfi, lucertole, tori (con un dichiarato
ossequio a Picasso nella citazione della testa taurina abbozzata con sellino
e manubrio di bicicletta) si fanno quindi cifra e traccia peculiare d´un
linguaggio assai meticcio, ma dall´eloquio raffinato e al contempo
misterioso e impenetrabile, in cui il gioco dei rimandi costringe ad una
molteplicità di sguardi e di letture. Narrazione in sé conclusa,
eppure sempre aperta nella misura consentita dall´arcano che la
permea. Mappatura d´un iter esistenziale ed ideativo, ove ogni minimo
tratteggio si fa eco destinato a permanere oltre il mero contingente.

Salvo
Ferlito
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