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Le
inquietanti "ombre" di Gloria Argeles
Una mostra di sculture che rilancia la centralità
del pensiero forte nell'arte contemporanea
Passione civile e impegno politico. Sono questi - insieme a una grande
padronanza delle tecniche scultoree e ad una notevole inventiva - i tratti
salienti del gesto artistico di Gloria Argelés.
Tratti decisamente non comuni, se si considera il dilagante disimpegno
qualunquistico che investe (e permea nel profondo)
gran
parte dell´attuale produzione artistica in ambito visivo (e non
solo).
Sarà forse per il suo essere argentina, per l´aver assistito
all´orrore inaccettabile della funesta dittatura di Galtieri, ma
sta di fatto che Gloria Argelés ha saputo sviluppare un approccio
alla scultura che indulge ben poco a liquorosità introiettive o
a sentimentalismi di
maniera, propendendo piuttosto per un piglio sociologico dai fortissimi
accenti di criticità.

E´ la borghesia, infatti, l´obiettivo prioritario della nostra
artista; è il suo essere arroccata in una difesa dei propri privilegi,
protratta ed estremizzata fino all´assoluta cancellazione dell´identità
individuale ed al cieco sodalizio coi peggiori sistemi di potere.
Non a caso - soprattutto nelle sculture lignee e cartacee degli anni ´70
ed ´80 -, è proprio la deformazione espressionistica delle
fisionomie lo strumento lessicale con il quale la scultrice pone in essere
la sua analisi impietosa. E non si tratta d´un mero linguaggio manierato,
filologicamente debitore dell´Espressionismo storico, che metta
sarcasticamente alla berlina vizi e vezzi delle elités socio-economiche
(si pensi ad Otto Dix o a George Grosz); bensì d´una declinazione
di gran lunga più sottile, che sfrutta le dismorfosi del soma per
acclarare le dinamiche psicologiche (o, per meglio dire, le inerzie) sottese
all´incondizionato appoggio offerto a qualsivoglia "potere
forte" che garantisca il permanere dello "status quo".

Destrutturando progressivamente i corpi - come attestato dall´esemplare
"Hombre" del 1994 -, Gloria Argelés denuncia, con assoluta
penetranza, l´inarrestabile cedimento alle lusinghe d´un "sistema"
(la dittatura, per l´appunto) in grado di assicurare "a tutti
i costi" la stabilità dell´ordine sociale. L´Hombre,
prima schizzato e poi scolpito dalla Argelés, non è però
che il preludio a quelle "H-Ombre" (il calembour è voluto)
cui la scultrice è pervenuta con la sua attuale produzione. Ridotti
a semplici sagome (realizzate con reti metalliche traforate) agite da
fasci luminosi, i personaggi ideati da Gloria altro non sono che inconsistenti
fantasmi, la cui evanescente identità è affidata all´indistinta
apparenza dell´immagine sociale.

Un procedimento "per levare", questo della Argelés, che
però è assai lontano dal dettato "michelangiolesco
e neoplatonico", per cui l´opera "completa" si ottiene
rimuovendo il superfluo che l´avvolge e la nasconde. Viceversa,
è soltanto attraverso un´estrema desolidificazione degli
impianti, che pare pervenire a pieno compimento l´enucleazione dei
più profondi contenuti; e ciò senza punto rinnegare l´idea-forma,
egualmente (e paradossalmente) definita per progressiva e sapiente riduzione
della materia plasticata.

"Corpo"
e "spessore" sono quindi conferiti esclusivamente dalla luce;
ma è una consistenza umbratile, dal sembiante totalmente grigio
e anonimo.
Declassate a svaporanti ectoplasmi, l´individualità e la
coscienza borghese si nullificano dunque in una transitorietà che
non lascia reliquati: nient´altro che ombre, disperse nella omologazione
massificante imposta da chi "controlla" la contemporaneità.
DAL 10 SETTEMBRE AL 10 OTTOBRE
Salvo
Ferlito
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