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IL
MONDO DELL’EDITORIA
INTERVISTA
A SALVO ZAPPULLA
scrittore
e direttore della Casa Editrice Terzo Millennio
di
Morena Fanti
Da
qualche anno è aumentata la vendita di libri online,
anche se ancora in percentuale abbastanza esigua rispetto ad altri
paesi.
Nello
stesso tempo è nata l’offerta di editoria print on
demand, cioè i libri stampati nel momento in cui vengono
richiesti, abbattendo
così molti costi, tra cui anche il costo di produzione di
libri spesso
invenduti.
Pensa
che questo abbia generato un diverso modo
d’approccio al libro e alla lettura?
Pensa
anche che tutto ciò favorisca lo sviluppo
dell’editoria tradizionale, o possa, invece, avere
l’effetto contrario?
Sicuramente
internet
ha rivoluzionato il mondo della comunicazione. Se prima il monopolio
apparteneva alle grandi testate giornalistiche, ora anche i piccoli
editori ed
autori hanno trovato un'alternativa per farsi conoscere. Tuttavia
ritengo che
il Tempio dei libri rimangano sempre le librerie tradizionali
perché conservano
un loro fascino particolare, quasi mistico direi. Non credo molto ai
libri
stampati in digitale e non credo che possano avere alcun effetto,
né in bene né
in male nei confronti dell'editoria tradizionale. Non basta pubblicare
un libro
per diventare scrittori. Scrittori lo si diventa quando lo status viene
riconosciuto dai lettori, ovvero sono disposti a spendere 10 euro per
acquistare il tuo libro tra tanti altri. E in ogni caso stampare un
libro non
può considerarsi la fine di un percorso ma, al contrario,
l'inizio. E'
necessario tutto un lavoro di preparazione e di programmazione
affinché quel
libro venga inserito nel circuito della distribuzione.
Alcune
piccole case editrici nascono a sostegno di
determinate problematiche sociali e di culture emarginate e minori, che
spesso
nessuno ascolta, diventando così la loro voce, e creando
un’editoria di nicchia
con guadagni molto ridotti.
Questo aumenta le
difficoltà di inserimento in un mondo, quello
dell’editoria, che spesso è in
mano a quattro o cinque grossi colossi e lascia poco spazio per i
piccoli,
considerando anche le altre grosse difficoltà che ci si
trova a dover
affrontare, tipo il problema della distribuzione che ha costi molto
onerosi.
Come ci si può
salvare, allora, da un appiattimento dell’offerta editoriale,
che potrebbe
derivare dal cedimento ed eventuale chiusura di queste piccole case
editrici?
Io
credo che si possa fare editoria seria anche con mezzi
limitati, basta avere le idee chiare, individuare fasce di mercato ben
definite
e inserirsi con prodotti qualificati che riscontrino l'interesse dei
lettori.
E' chiaro che il problema principale dei piccoli editori rimane la
distribuzione, la poca o inesistente visibilità nelle
librerie. In questo caso
il web può essere d'aiuto ma il problema di fondo rimane
riuscire a
conquistarsi un piccolo spazio nelle librerie. Altra cosa è
pubblicare a spese
dell'autore speculando sulle velleità artistiche di persone
che magari scrivono
bene ma non hanno nulla di importante da dire. In questo caso i piccoli
editori, non investendo fondi propri, non hanno alcun interesse ad
operare una
valida selezione e tendono a pubblicare opere mediocri che vanno a
ingolfare un mercato già saturo.
L’Italia
è sempre
stata un paese di scrittori e poeti, ma oggi si assiste ad un vero e
proprio
boom del numero di aspiranti scrittori, grazie anche alla
facilità con cui si
può mettere in rete i propri scritti in un proliferare di
siti di scrittura e
blog personali, in cui ognuno si può pensare come uno
scrittore a tutti gli
effetti.
La
cosa sorprendente di tutto ciò, è che tutti
scrivono ma
nessuno legge.
Secondo
lei è possibile pensare di scrivere davvero senza
aver letto?
Pensa
che ci siano degli autori che sono ‘vincolanti’ per
arrivare ad una conoscenza del modo migliore di sviluppare una buona
scrittura?
E'
proprio questo il
grande limite della rete: chiunque può pubblicare, visto che
non costa nulla,
tutti sono scrittori e nessuno è scrittore; ci si immerge in
un grande
calderone dagli ingredienti più disparati. Non sono
contrario, ognuno può dare
sfogo alle proprie aspirazioni come meglio ritiene opportuno. A livello
amatoriale può andare benissimo, ritrovarsi in un sito
è una maniera per stare
insieme tra persone che coltivano gli stessi interessi, questo vale sia
per i
siti letterari che per i siti porno. Non si diventa grandi scrittori
senza aver
letto; nella vita non si inventa nulla, non si può costruire
una casa senza
conoscere gli strumenti di lavoro. Leggere vuol dire confrontarsi,
assimilare
stili di scrittura diversi, differenti capacità di
affabulazione. Non credo ci
siano scrittori “vincolanti”, io amo i grandi
surrealisti: Borges, Calvino,
Kafka, Buzzati. Il deserto dei tartari l'avrò riletto almeno
una diecina di
volte. Lo sgocciolio lento dei minuti che
si consumano, così come la fiammella della vita, in attesa
del grande evento, mi fanno venire la pelle d'oca.
Come
si concilia il
suo lavoro di scrittore con quello di direttore di una casa editrice
come Terzo
Millennio? Per lei è quasi un percorso
‘obbligato’ per uno scrittore, arrivare
ad occuparsi dell’editoria in tutti i suoi aspetti, o pensa
che possa ancora
esistere lo scrittore che vive appartato in un suo mondo di parole e
non si
interessa dei problemi legati al suo lavoro?
Si
concilia con il fatto che io amo tutto ciò che ruota
attorno alla carta stampata, mi verrebbe da abbracciare anche il
più scalcinato
dei tipografi. Terzo Millennio è una piccola
realtà di cui siamo orgogliosi, ha
la sua identità, siamo distribuiti in maniera capillare in
tutta la Sicilia e
per adesso può essere sufficiente. Abbiamo pubblicato
scrittori di ottima
qualità quali Gordiano Lupi, toscanaccio dalla penna
tagliente e irriverente; Leone Zingales nella collana di
educazione alla legalità, che ha avuto un riscontro di
vendite al di là di ogni
più rosea previsione. Il nostro fiore all'occhiello rimane
Roberto Mistretta,
tradotto in Germania e oggi conteso dalle migliori Case Editrici
italiane.
Ecco, basterebbe l'esempio di Mistretta per dare senso alla nascita di
una
piccola Casa editrice come Terzo Millennio. Tuttavia ci tengo a
precisare,
proprio perché intendiamo rimanere una piccola
realtà seria, che esigenze di
mercato non ci consentono di pubblicare più di uno o due
romanzi all'anno,
dando maggiore spazio alla collana di “Recupero delle
tradizioni”.
Per quanto riguarda
lo scrittore che vive appartato. Non so, mi sembra una visione
piuttosto
romantica. A me pare che tutti facciano a gara per apparire in
televisione e
per conquistarsi un metro di spazio. Lo scrittore è un
manager di se stesso. La
concorrenza è spietata e bisogna correre per non rimanere
indietro.
Si
parla spesso di editoria siciliana, mentre non si parla
di un’editoria lombarda o emiliana, ad esempio. A cosa crede
sia dovuto questo?
Al fatto che la Sicilia si sente come slegata dal resto
dell’Italia, con
problemi che sono sempre e solo suoi, in cui solo i siciliani si
possono
riconoscere, oppure proprio in un voler rivendicare questa
‘sicilianità’ di cui
mi sembra, lei stesso si fa portabandiera?
La Sicilia
geograficamente è posta in una situazione di svantaggio
rispetto alle altre
regioni, bisogna attraversare il mare per portare i libri dall'altra
parte,
forse questo è penalizzante. La verità
è che tutti i grandi mass media, televisioni e giornali,
sono
concentrati al nord e tendono a valorizzare i prodotti del luogo. O
forse al
sud non ci sono grosse realtà imprenditoriali all'altezza di
competere con i
colossi lombardi o piemontesi. Tuttavia ci sono ottime Case Editrici
che si
stanno creando spazio a livello nazionale, tra queste desidero
ricordare “Il
pozzo di Giacobbe” che produce libri di elevato impegno
sociale e fiabe per
bambini, corredati da una veste grafica elegantissima, che attira
subito
l'attenzione del lettore. Portabandiera? Piuttosto la croce porto. La
croce di
un vizio chiamato scrittura di cui non riesco a fare a meno, come le
sigarette.
La
Sicilia è da sempre terra di grandi letterati.
Grandissimi scrittori sono nati in questa bella isola. Ci si potrebbe
chiedere
se, oltre alla bellezza dei luoghi, che possono influire su una certa
ricerca
intima da cui possono scaturire poesie e storie di sicura bellezza,
abbia
influito su questo anche il fatto stesso dell’isola che porta
ad una sorta di
‘isolamento’ anche spirituale e ad un
approfondimento di se stessi, di nuovo
strada da percorrere per arrivare alle parole.
Cosa
pensa di queste versioni? Quale ha più pesato sul suo
modo di scrivere?
Bufalino
parlava di
Isolitudine. Forse è la stessa spiritualità a cui
fa riferimento lei. In verità
non mi sono mai ispirato agli scrittori siciliani nei miei romanzi. Io
amo il
surrealismo, la scrittura satirica, tutto ciò che
è brio, esplosività. Amo
immensamente quel geniaccio, non del tutto compreso, di Achille
Campanile. Non mi pare che ci sia una grande tradizione
di scrittori siciliani in questo campo. Sa qual è la molla
che mi ispira? Il
fatto di essere convinto di essere il più grande scrittore
del mondo. Guai se
pensassi che ci possa essere uno più bravo di me. Perderei
lo stimolo a
scrivere, mi sentirei sconfitto in partenza. Il problema più
grosso è riuscire
a convincere anche gli altri. (Spero, dopo queste dichiarazioni, non ci
mettano
in galera entrambi).
Le
agenzie letterarie in Italia sono presenti da non molti
anni. In che modo un’agenzia letteraria può essere
utile ad uno scrittore
esordiente? Ritiene che un lavoro di rappresentanza svolto in maniera
competente possa essere davvero il punto di forza per presentarsi ad
una casa
editrice e ottenere ascolto e attenzione?
Le
agenzie
letterarie svolgono un ruolo importantissimo, direi determinante in
certi casi.
L'agente letterario professionista, che riscuote credito dai grandi
editori,
esegue un lavoro di ricerca, snellendo il lavoro agli editori, i quali
ricevono
centinaia di manoscritti da vagliare, con costi e impiego di tempo
fastidiosi.
L'agente conosce le esigenze degli editori, sa qual è quello
giusto a cui
indirizzare una determinata opera. E' in grado di effettuare un lavoro
di
editing e dare i consigli migliori al suo autore. Attenzione
però a non cadere
nella rete di certe agenzie improvvisate che cominciano a chiedere una
determinata somma per stipulare il
contratto, un'altra per il lavoro di editing e un'altra ancora ad
accordo
concluso con l'editore trovato da loro. Quasi sempre si
finirà nelle fauci di
un editore a pagamento che completerà l'opera spillando
altri soldi al povero
sprovveduto autore, che alla fine si ritroverà con un libro
stampato e mai o
poco distribuito e con qualche migliaia di euro in
meno.
I
concorsi letterari sono stati da sempre uno dei modi più
sicuri per farsi conoscere nel mondo dell’editoria e anche ai
lettori. Negli
ultimi anni il numero dei concorsi ha avuto un grande incremento. Pensa
che
siano ancora uno strumento efficace per farsi conoscere, o crede che
abbiano
perso parte del loro fascino, in questo mondo in cui tutto deve essere
immediato e di pronto consumo, e che per molti rimanga l’idea
che alcuni
concorsi e alcuni premi, siano in un certo senso pilotati?
Non
mi faccia
parlare male dei concorsi. Sono arrivato 2° l'anno scorso al
premio Massimo
Troisi con un'opera teatrale. E giuro che non ero raccomandato. Non amo
partecipare ai concorsi, ma questo è all'insegna dell
'umorismo e mi ispirava.
I concorsi, quando sono gestiti in maniera professionale, con giurie
qualificate, possono costituire buoni trampolini di lancio. Astenersi
da
concorsi dove sono in palio medaglie, pergamene, immaginette della
santa
patrona, coppe e coppette e ci sono esose tasse di iscrizione da
pagare. Meglio
se in palio c'è la pubblicazione su un'antologia curata
bene. Ne approfitto per
segnalare il concorso indetto dalla mia amica Rina Brundu,
“L'indizio
nascosto”, quello sì è un concorso
serio.
Per eventuali
repliche o altre domande scrivere a salvozappulla1@virgilio.it
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