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Quando il Diavolo ci mette le mani Camaiore diventa emozione e il
“noir” assume i contorni sfumati e misteriosi della “bassa”.
un colloquio con Paolo Roversi
di Morena Fanti
Paolo Roversi, pur essendo anagraficamente uno ‘scrittore
giovane’, ha al suo attivo già diversi libri pubblicati. La critica lo
definisce da sempre uno dei migliori scrittori emergenti nel panorama nazionale
e ora ne abbiamo ulteriore conferma: Roversi, con il suo romanzo “La
mano sinistra del diavolo” (Mursia), ha appena vinto il IV Premio
Camaiore di letteratura gialla. Scrittore eclettico, dalla penna facile e
dalla vena inesauribile, è capace di passare dal saggio al romanzo noir, al giornalismo,
all'informatica. Roversi è anche grande appassionato di Bukowski, cui ha
dedicato già tre libri. E’ promotore
d’iniziative molto interessanti, come il “Nebbia
Gialla Suzzara Noir Festival”, rassegna dedicata alla scrittura di gialli e
di noir. Sua è anche l’ideazione e redazione della rivista “Milano Nera”, un blog tematico in cui si
scrive di letteratura di genere,
polizieschi & company, cioè il ‘lato oscuro della scrittura’, com’è
indicato nella testata del blog.

Incontrare uno scrittore nel momento in cui ha appena
vinto un Premio è come pasteggiare con un buon Berlucchi: atmosfera frizzante e
profumo d’allegria.
La prima domanda
che viene in mente è: cosa si prova a vincere un premio? Oppure: ti aspettavi
di vincere? Io, invece, ti chiedo: cosa significa vincere un premio come il
Camaiore? E’ un riconoscimento al
lavoro svolto e una prova della tua capacità di affascinare i lettori? E’ una
conferma di ciò in cui tu hai creduto e credi, o è uno stimolo?
Vincere è bellissimo, come ovvio. Nel mio caso è stato
ancora più gratificante perché non me lo
aspettavo. Certo ci speravo, inutile negarlo, ma sapevo che mi confrontavo con
un “pezzo da 90”
come Marcello Fois e la partita era durissima. Detto questo, ritengo che il
premio Camaiore sia un riconoscimento certamente importante che gioverà alla
mia carriera di scrittore avvicinando, spero, nuovi lettori al mio lavoro.
Lavoro che, tuttavia, deve continuare come se niente fosse. Cerco di non
accontentarmi mai: mi sforzo di cercare sempre nuove storie e nuove idee,
spinto dalla ferma convizione che il prossimo libro che scriverò sarà il
romanzo più bello che avrò scritto.
In finale eri insieme a Katia Ferri e a Marcello Fois.
Nella serata della premiazione siete stati protagonisti di un bellissimo
dibattito-confronto sui temi dei vostri romanzi. Oltre all’emozione di quella
serata così particolare, cosa pensi di queste occasioni di confronto con i tuoi
colleghi?
Sono momenti di
forti emozioni. Anni di lavoro messi in palio, su un palco, davanti ad una
giuria. Adrenalina pura. Il tuo romanzo viene passato ai raggi X dai colleghi,
e tu passi al setaccio le opere degli altri finalisti per cercare di capire se
possono batterti...
Insomma,
un’esperienza non adatta ai deboli di cuore.
Le storie a sfondo poliziesco hanno spesso una base di
verità presa direttamente dalla cronaca nera.
Quanto c'è di cronaca nei tuoi romanzi e quanto di invenzione?
Dipende.
Molte idee le prendo dalla cronaca nera, che per i giallisti rimane la
principale fonte d'ispirazione, altre invece sono di pura fantasia. Faccio due
esempi: in Blue Tango, il mio primo
noir, racconto un episodio veramente accaduto e da lì parto per imbastire una
storia. Ne La mano sinistra del diavolo,
invece, l'episodio fondante della narrazione è pura inventio anche se non escludo che possa essere accaduto veramente
qualcosa di simile.
Bukowski è uno dei tuoi scrittori preferiti. Tu stesso hai
affermato che è stato grazie a lui che hai deciso di diventare scrittore. Cosa
ti affascina maggiormente in lui?
La
capacità di raccontare sempre la stessa storia in maniera originale, mai
scontata ed intrigando il lettore. Aprendo uno qualsiasi dei suoi libri il
lettore sa già cosa aspettarsi: sesso, alcool e corse di cavalli. Ciò
nonostante la storia che leggerà non lo annoierà: solo un grande scrittore può
riuscire in questo.
So che ti piace molto anche la scrittura di Scerbanenco.
C'è un filo che lega uno dei padri del giallo made in italy a quello del grande
dissacratore zio Buk?
Sono
entrambi due grandissimi scrittori. Non li accomuna nulla se non il fatto di
essere narratori di razza, ognuno con le proprie storie da raccontare. In
maniera esemplare ed originale.
Ho letto nel tuo blog che hai tenuto un workshop di
scrittura creativa, come ora sembra essere tanto di moda. Voglio farti una
domanda provocatoria: non pensi che stia fiorendo un business esagerato attorno a questi corsi? In poche parole: non
pensi che sia una maniera di alimentare i sogni di chi, in effetti, scrittore
non diventerà mai?
Il
rischio senza dubbio c'è. Per quanto mi riguarda io tengo dei workshop, otto
ore in tutto, in cui si parla a trecentosessanta gradi di letteratura e
scrittura. Un modo per far conoscere il mestiere dello scrittore più che per
insegnarlo. Cerco di non creare illusioni ed esordisco sempre con un paragone,
secondo me calzante, eccolo: “Andare ad un corso di scrittura creativa è come
frequentare una scuola di musica. Vi può
fornire gli strumenti ma non è affatto detto che fra di voi ci sia il nuovo
Hendrix o un novello Mozart”.
Il
principale merito di questi corsi credo sia di stimolare la lettura. Molti
arrivano ai miei workshop dicendo che loro non leggono niente perché hanno
paura che potrebbe influenzare il loro stile... In realtà l'unico segreto per
scrivere bene sta proprio qui: leggere molto e leggere di tutto.
Tu sei un esperto
informatico. Oggi internet è diventato lo strumento di propaganda per
eccellenza, forse più della televisione. Sei d'accordo, o pensi che questo
mezzo abbia dei limiti?
Non sono d'accordo sul termine
propaganda: su quello televisioni e media tradizionali sono ancora imbattibili.
Internet sin dalla sua nascita, e ancora oggi anche se molte cose stanno cambiando,
è principalmente un formidabile strumento d'informazione. Libero perché nessuno
riesce a controllarlo o ad ingabbiarlo anche se, purtroppo, le ragioni
economiche stanno cedendo alla censura. Uno dei maggiori motori di ricerca al
mondo, ad esempio, pur di mettere le mani sull'immenso mercato cinese ha deciso
di fornire agli internauti con gli occhi a mandorla risultati solo alle
ricerche gradite al governo centrale...
Stai già lavorando al tuo prossimo libro? Puoi darci
qualche anticipazione? I tuoi lettori ne sarebbero felici.
Sto
ultimando il terzo romanzo con protagonista il mio personaggio simbolo, il
giornalista-hacker Enrico Radeschi. Se in Blue
Tango, Radeschi non usciva mai da Milano, e in La mano sinistra del diavolo faceva la spola fra la città
ambrosiana e la Bassa,
in questo terzo romanzo sarà protagonista di una vicenda che lo vedrà costretto
a varcare i confini del nostro Paese.
Di
più, per ora, non posso dire.
Paolo Roversi (Suzzara, 29 marzo 1975) è uno scrittore italiano e
giornalista, vive a Milano.
Mantovano di
origine, nel 1999 si laurea in Storia contemporanea all'Università di
Nizza-Sophia Antipolis con una tesi sull'occupazione italiana in Costa Azzurra
durante la seconda guerra mondiale.
Studioso di Charles Bukowski, alla sua opera ha dedicato
tre libri: la prima biografia italiana scritta con l'aiuto di Fernanda Pivano,
un romanzo con protagonista proprio lo scrittore ed un libro di aforismi
pubblicato nel 1997 nella collana Millelire.
Giallista, è uno
degli esponenti del cosiddetto noir metropolitano,
ha pubblicato due romanzi che hanno come protagonista il giornalista hacker
Enrico Radeschi.
Ha scritto un libro-guida su Mantova e la sua gente, ed un volume umoristico
sulla professione dell'informatico.
Collabora con
riviste e giornali letterari come Rolling Stone,Diario,Detective Magazine e
Stilos.
È fondatore e
direttore della rassegna dedicata al giallo e al noir NebbiaGialla Suzzara Noir
Festival che si svolge ogni primo weekend di
febbraio a Suzzara.
Dirige il portale MilanoNera il lato oscuro della scrittura, dedicato
interamente alla letteratura gialla.
Ha
vinto la 4^ edizione del Premio Camaiore di
Letteratura Gialla con il romanzo "La mano sinistra del diavolo". Con
lo stesso titolo è finalista del Premio Fedeli 2007.
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