|
|
Viviamo
nella surmodernità, e la surmodernità
produce non-luoghi. E questa lopinione dellantropologo
francese Marc Augé. Secondo lui, i non-luoghi sono
gli spazi anonimi della contemporaneità in cui si annullano le
coordinate di spazio e di tempo. Non-luoghi sono le autostrade, gli autogrill,
i villaggi turistici, i parchi-gioco, gli aeroporti, le catene alberghiere,
quegli spazi che non riescono a incidere sulla nostra identità
né sul nostro rapporto con gli altri. Si sa che cambiando la cultura,
cambiano anche i luoghi topici della letteratura: se a Dante può
capitare di intravedere il profilo di Beatrice in chiesa, oggi sarebbe
pressoché impensabile per uno scrittore situare lincontro
tra due giovani in Santa Maria Novella o in Santa Croce. Così,
sarebbe improbabile pensare al salotto quale luogo di avances amorose,
come fu per Zeno Cosini. La letteratura italiana più recente ha
metabolizzato i non-luoghi del nostro tempo, integrandoli spesso come
scenari di romanzi e racconti. E dunque un peccato che un volume
appena apparso, Luoghi della letteratura italiana (a cura
di Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi, editore Bruno Mondadori, pagg. 397,
euro 24), ne tenga conto solo parzialmente, anche se è vero che
i curatori hanno laccortezza di escludere subito lambizione
di essere completi. Qualcosa dei non-luoghi, pur tuttavia, cè.
Come alla voce Autostrada, dove giustamente si segnala la
Tangenziale dellOvest presente in una poesia di Alda
Merini, lAutosole di Lucarelli con le macchine in coda
eterna, il Grande Raccordo di Lodoli, dove un camion
vale laltro e la fuga autostradale raccontata da Gabriele
Romagnoli nel romanzo In tempo per il cielo. Si sarebbe potuto
aggiungere almeno un altro Lucarelli, scelto tra Un giorno dopo
laltro (con un killer in viaggio lungo unautostrada
nera) e Falange armata (che anticipò le vicende
della Uno Bianca). Ci sarebbe solo limbarazzo della scelta.
ll
non-luogo autostrada connette spesso altri non-luoghi. Permette
di raggiungere un aeroporto (sempre in Lucarelli) o una discoteca, non-luogo
per eccellenza della gioventù. Nel suo ultimo romanzo, Eccetera,
Emilio Tadini ha raccontato tanti di quei non-luoghi che cè
quasi da perdere la testa. E in realtà la perdono, la testa, molti
suoi personaggi. Il primo non-luogo di Eccetera è la
macchina (un disastro a motore) su cui viaggiano quattro giovani
per una notte intera. Cè la Light Night, la discoteca
che vorrebbero raggiungere. Cè la strada buia percorsa da
Toro Seduto e dalla sua scalcinata banda di amici. Cè anche
un non-luogo delletere che è Radionotte notte,
dove ogni dialogo tra il dj e il suo pubblico è assenza e vuoto.
Per la verità, Tadini è un esperto di non-luoghi: si pensi
alla periferia milanese raccontata ne La tempesta, erede ormai
annichilita della marginalità sociale ma umanissima narrata da
Testori. E poi ci sono altre discoteche, nella narrativa italiana recente,
che andrebbero prese in seria considerazione: per esempio quelle di Giuseppe
Caliceti in Fonderia Italghisa, ex capannoni industriali sulla
via Emilia. E un vero peccato che il volume non contempli la voce
Discoteca. Ma più che un peccato è un errore
che la voce Strada si fermi a Pasolini. Sì, perché
a pensarci bene la strada non è più solo quella dei celebri
ragazzi di borgata. Ancora Lodoli (in Crampi)
e, più di recente, Mauro Covacich (in A perdifiato)
lhanno narrata come tapis roulant su cui si sfoga la smania, tipicamente
postmoderna, del correre: il non-luogo del footing e delle maratone. Mentre
Margaret Mazzantini apre il suo Non ti muovere con un tragico
incidente stradale in motorino (e non bisogna dimenticare che nello stesso
romanzo compare, più in là, anche lautostrada come
scenario di morte). In aeroporto, si sa, ma anche in aeroplano, si muovono
molte delle creature di Daniele Del Giudice (da Atlante occidentale
a Staccando lombra da terra). E Roberto Alajmo racconta
il tragico volo del DC9 che nel 78 si schiantò a poche centinaia
di metri da Punta Raisi. Che i non-luoghi abbiano detronizzato i luoghi
letterari della tradizione? Non è escluso.
Se
è giusto che in un ideale atlante vengano ricordate
le industrie di Volponi e Ottieri e le varie banche come luogo dellannullamento
della persona in una funzione meccanica e frustrante (da Verga a
Rugarli, da Svevo a Pontiggia), perché tralasciare il supermercato,
diventato spazio letterario almeno da quando Ian McEwan, nel suo celebre
Bambini nel tempo, ambientò proprio in un supermercato
di periferia la misteriosa sparizione della piccola Kate mentre suo padre
Stephen era intento a svuotare il carrello alla cassa (una vicenda analoga
viene narrata da Emmanuel Carrère ne La settimana bianca,
in cui la colonia per bambini è interessante esempio di non-luogo
da turismo di massa) . Ecco dunque i pulp. Ecco Aldo Nove, che in Puerto
Plata Market mette in scena un protagonista incantato dalle Merci
e perennemente attratto dallidea di andare a fare la spesa allIkea
di Cinisello Balsamo. Ecco un altro quarantenne, Andrea Canobbio, che
affolla Padri di padri di autogrill e centri commerciali.
Ecco Dario Voltolini, ecco Tiziano Scarpa. Anche qui, cè
limbarazzo della scelta. E cambiata la geografia metropolitana.
La periferia ha vinto. Il sottosuolo anche, ma non è certo quello
dostoevskiano. Sempre a proposito di non-luoghi: Giuseppe Culicchia in
Ambarabà passa in rassegna ventuno passeggeri in attesa
di un metrò non troppo immaginario di una città qualunque,
solida, liquida, gassosa come tante, anonima di luce al neon.
Anche la geografia domestica, come si diceva, è un po cambiata.
Il salotto è quasi scomparso come centro di discussione familiare.
Resta, eventualmente, come sede del televisore. Il bagno cè,
eccome: dal cesso entrano ed escono diversi personaggi splatter
di Ammaniti, Scarpa, Nove, Luttazzi. La buca è il titolo
di un racconto memorabile di Antonio Moresco e ne La discarica
il protagonista di Paolo Teobaldi finisce per rigenerare la propria identità.
E cè anche la camera. Più che la camera da letto,
la cameretta da eterni adolescenti in cui si trova sempre acceso un video
(Cara, ti vedo verde, sarà il terminale, scrive Voltolini).
Video, o meglio prateria disincarnata del cyberspazio, che è, a
sua volta (ma senza necessariamente andare nella fantascienza), un non-luogo
di storie (o non-storie) per antonomasia: chi non ricorda il racconto
Evil Live di Del Giudice, dove si immagina che una novella
lanciata in Rete diventi sperimentazione estrema della lotta tra Bene
e Male? Succedono cose strane: se alle origini della nostra letteratura
le storie damore più angelicate e metafisiche nascevano in
luoghi reali (strade, giardini, chiese, palazzi) diventati metafore, oggi
le storie damore più carnali possono nascere nello spazio
più astratto possibile che diventa corpo: per esempio via blog
(lo sa bene Francesca Mazzuccato, che nel suo Diario di una blogger
racconta una storia di desiderio e di passione in fondo poco virtuale),
ultimo luogo-non-luogo ammesso in letteratura. Per il momento.
|
|