FESTIVAL DI POESIA "IL CERCHIO AZZURRO"
IV EDIZIONE

 

 

       
 

 

Questione di sguardo


Non è mai facile parlare di un evento organizzato in prima persona, questione di sguardo. Lo sforzo, pertanto, è quello di prendere le distanze per poter fare il punto.

L’edizione 2004 del festival Cerchio azzurro ha segnato una svolta nella micro storia dell’omonimo gruppo. Sono due gli elementi di discontinuità rispetto alle precedenti edizioni.
In primo luogo è stata giocata con decisione la carta della collaborazione con le istituzioni locali che hanno patrocinato l’evento. Il senso di questa scelta va al di là della mera organizzazione dell’iniziativa e si situa nel soffice terreno della progettualità. Il Cerchio azzurro, infatti, ha a cuore la diffusione della sensibilità artistica, per questo cerca canali capaci di parlare ad un pubblico vasto senza snaturare la forza del messaggio. In quest’accezione il mondo istituzionale dovrebbe essere l’interlocutore privilegiato e più attento ai progetti di promozione culturale, questione di sguardo però.

Il secondo elemento di svolta è stato lo spiccato ricorso alla multimedialità. E’ ormai noto a tutti coloro che seguono il Cerchio azzurro che una delle principali direttrici d’azione è la ricerca di contatti tra i diversi linguaggi artistici. L’edizione 2004, più delle precedenti, ha ribadito questo intento facendo leva sulla multimedialità. Poesia, pittura, architettura, urbanistica e musica hanno oltrepassato i tradizionali confini in un intreccio di suoni, parole e immagini.
Ripercorriamo brevemente le tre serate (18, 25 e 27 marzo) che si sono svolte nello Spazio Contemporaneo di Villa Visconti d’Aragona a Sesto San Giovanni. Ad aprire la prima delle tre date è stato Adamo Calabrese, editore, illustratore e scrittore, che ha parlato delle letterature del Mediterraneo. La seconda parte della serata è stata dedicata al tema della città: attraverso i versi di Rimbaud, Kavafis e Heym Sergio Lagrotteria ed Alessio Luise hanno rievocato i diversi volti della realtà urbana associando alla poesia musica e immagini. Hanno chiuso l’appuntamento Leonardo Cascitelli, urbanista, e Gisella Bassanini, architetto, che ha commentato un video (inedito in Italia) su Le Corbusier.

Il secondo appuntamento ha messo al centro la figura di Antonio Porta. Attraverso video, registrazioni e testimonianze si è cercato di ricostruire l’uomo e l’artista. Voci d’eccezione come quella di Rosemary Porta, moglie del poeta, e di Francesco Leonetti, critico e poeta che aderì al G63, hanno ricostruito l’attività e la ricerca di uno dei protagonisti della neoavanguardia.
In chisura Stefano Raimondi, tra le voci emergenti più interessanti della poesia italiana, nonché “allievo” dello stesso Porta, ha letto alcuni inediti della sua produzione.
L’ultima serata è stata introdotta da Sandro Boccardi, curatore della celebre rassegna “Musica e Poesia a San Maurizio”, che ha affrontato il delicato tema del rapporto tra musica e poesia proponendo alcuni madrigali di Monteverdi su testi del Petrarca. L’edizione 2004 del festival si è chiusa all’insegna delle pittura: Giuliano Barbanti, artista, ha parlato del Premio Piazzetta, esperienza d’avanguardia nata a Sesto San Giovanni ed approdata alla Biennale di Venezia negli anni settanta. A fare da cornice alla kermesse la collettiva “Arte per contemporanei” con opere di L’Altrella, Lampugnani, Ranghieri, Reboli, Ricci e Trevisan.

D
overosa qualche riflessione sparsa. Il festival si colloca in quel mare di iniziative quotidianamente animate e promosse da voci senza nome. Il Cerchio azzurro non fa niente di straordinario se non aggiungersi a quella schiera di pellegrini, viandanti, avventurieri che si muovono su quel bagnasciuga incerto che separa l’industria culturale (con i suoi contenuti e prodotti consacrati) dal mare multiforme di parole e voci ancora da ascoltare. Questo percorso non è né rettilineo nè immune da errori. Tuttavia crediamo fermamente nel miglioramento fondato sulla progettualità e la volontà. Abbiamo il passo incerto del bambino: zigzaghiamo tenendo sempre d’occhio il mare ma conserviamo la curiosità e l’entusiasmo. Sì, perché siamo convinti che nel mare dell’arte si possano ancora trovare molte chiavi per decriptare il mondo attorno a noi. Questione di sguardo.

Giulio Franceschi