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Spesso
i titoli delle tue fotografie, si rendono complici ed alimentano l'enigma
sempre presente in ogni tua opera che viene quasi esplicitato in fotografie
come "L'umano duello". A cosa è riferito questo titolo, "Mantafi",
dell'intera raccolta che qui presentiamo? Come scegli i "nomi" delle tue
opere? Ti è mai accaduto di partire da una parola, un nome, ed
intuirne solo successivamente la forma, l'immagine?
"Mantafi"
è il nome che davo ai fantasmi quando ero piccola. Questi ultimi
credo vivano sempre dentro ognuno di noi. Titolo ed immagine nascono generalmente
insieme, e sono strettamente correlati al contenuto della fotografia scattata.
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"Bianca"
è una fotografia con rimandi al Simbolismo pittorico, o al Preraffaelitismo
inglese; nel tuo lavoro, come in quello di Alessandro Di Giugno, si può
osservare una profonda cultura visiva ricca di intuizioni artistiche con
rimandi non solo ad un immaginario visivo contemporaneo, spesso, ad episodi
dell'arte del nostro passato. Nella tua opera, in particolare, trovo diversi
elementi dell'arte e del teatro contemporaneo; di questa cultura visiva
più classica, con riferimenti particolari alla pittura, ma anche
un forte elemento di "spaesamento" che mi pare provenire da una particolare
affinità delle tue opere con l'arte e la fotografia surrealista
dei
primi decenni del Novecento. Mi sbaglio se ritengo, avendo solamente osservato
il tuo lavoro senza ancora conoscerti, che tu sia un'artista in particolar
modo, "onnivora"?
Mi
piace guardare al passato come al presente. Sono convinta che le informazioni
siano necessarie.
Spesso mi rammarico di non avere abbastanza tempo per conoscere di più.
Dico spesso che sarebbe bello poter ingoiare un libro per saperne subito
il contenuto, senza dover spendere giorni per leggerlo tutto.
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Molte
volte, sei tu, anche semplicemente camuffata, la protagonista delle tue
opere, con insoliti e fantasiosi autoritratti. Il tuo corpo e il tuo volto,
in alcuni casi privo di lineamenti come nella bella "Simona", in altri
casi imbottigliato come nell' "autoritratto" del 2003, compare e scompare
tra le tue fotografie e quelle di Alessandro. Ciò che mi colpisce
è la libertà con la quale ti sai re-interpretare, è
la fantasia sempre differente con cui ti rappresenti o vieni rappresentata.
L'autoritratto è un altro di quei fenomeni da sempre ricorrenti
nell'arte, e forse una tra le ragioni stesse dell'espressione artistica.
Senz'altro tra i riferimenti di un artista che come te utilizza la fotografia,
ci sono gli autoritratti di Cindy Sherman che comunemente viene considerata
tra i caposcuola della fotografia d'arte contemporanea.Vuoi descriverci
l'importanza dell'Autoritratto nella tua ricerca e quali sono gli autoritratti
di fotografi moderni o contemporanei che più hai apprezzato?
Semplicemente
ci sono delle immagini dove non riesco ad immaginare nessuno che posi
oltre che me, vuoi perché mi toccano troppo da vicino, vuoi per
via delle mie "dimensioni fisiche"...
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Torniamo
alle tue fotografie; in "Sposi di zucchero", "L'umano duello", o "Effe"
del 2004, cambi registro. Mi sembrano opere molto più vicine all'estetica
dell'arte attuale e meno della fotografia in senso stretto. Trovo particolarmente
riuscite, della prima la sua leggerezza orientale e come già ti
ho scritto, della seconda l'enigma dichiarato di matrice surrealista.
Le associazioni d'idee possibili generate dalle tue opere nel fruitore,
anche emotivamente, tra episodi del passato e del presente dell'arte,
del cinema, del teatro o della letteratura, possono essere moltissime,
ed ora che ti scrivo ho in mente Lewis Carroll, tra l'altro anche fotografo.
Mi interessa però comprendere come una tua opera "nasce", per quanto
tempo viene elaborata nella tua mente e perché avverti la necessità
di generarla.
...Come
nasce... Alle volte sono pensieri, altre frammenti di un sogno o rivisitazioni
di cose accadute. L'elaborazione nella mia mente è veloce, la realizzazione
un po' meno. Nella maggior parte dei casi, costruisco io i costumi o gli
accessori che servono, e per questo ci vuole un po' più di tempo.
Perché avverto di generarla... è così... un'esigenza.
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E'
bello sapere che tra due artisti di valore e buona autonomia espressiva,
come te e Alessandro Di Giugno, entrambi fotografi, ci sia poi un sodalizio
oltre che artistico, di natura sentimentale. Quale tipo di interazione
si viene a creare tra la tua e la sua ricerca? Collaborate reciprocamente
alla realizzazione delle vostre fotografie?
Capita
che ci alterniamo ad essere l'uno l'assistente dell'altro. Non credo ci
sia interazione fra le nostre ricerche, sicuramente c'è tra di
noi. Discutiamo spesso cercando di entrare l'uno nella testa dell'altro.
Quale
ruolo ha l'elaborazione digitale nella realizzazione finale di una tua
fotografia? Puoi raccontarci come tecnicamente realizzi una tua serie
fotografica?
Nessun
ruolo! Lavoro solo con mezzi tradizionali. Non ho mai utilizzato il digitale.
Costruisco le scene e poi fotografo con una macchina analogica di medio
formato.
Intervista
curata da Cristiano Mattia Ricci
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