Arti - Stefania Romano

 

 

       
 

 


      




 
 

-- Spesso i titoli delle tue fotografie, si rendono complici ed alimentano l'enigma sempre presente in ogni tua opera che viene quasi esplicitato in fotografie come "L'umano duello". A cosa è riferito questo titolo, "Mantafi", dell'intera raccolta che qui presentiamo? Come scegli i "nomi" delle tue opere? Ti è mai accaduto di partire da una parola, un nome, ed intuirne solo successivamente la forma, l'immagine?

"Mantafi" è il nome che davo ai fantasmi quando ero piccola. Questi ultimi credo vivano sempre dentro ognuno di noi. Titolo ed immagine nascono generalmente insieme, e sono strettamente correlati al contenuto della fotografia scattata.

-- "Bianca" è una fotografia con rimandi al Simbolismo pittorico, o al Preraffaelitismo inglese; nel tuo lavoro, come in quello di Alessandro Di Giugno, si può osservare una profonda cultura visiva ricca di intuizioni artistiche con rimandi non solo ad un immaginario visivo contemporaneo, spesso, ad episodi dell'arte del nostro passato. Nella tua opera, in particolare, trovo diversi elementi dell'arte e del teatro contemporaneo; di questa cultura visiva più classica, con riferimenti particolari alla pittura, ma anche un forte elemento di "spaesamento" che mi pare provenire da una particolare affinità delle tue opere con l'arte e la fotografia surrealista dei primi decenni del Novecento. Mi sbaglio se ritengo, avendo solamente osservato il tuo lavoro senza ancora conoscerti, che tu sia un'artista in particolar modo, "onnivora"?

Mi piace guardare al passato come al presente. Sono convinta che le informazioni siano necessarie. Spesso mi rammarico di non avere abbastanza tempo per conoscere di più. Dico spesso che sarebbe bello poter ingoiare un libro per saperne subito il contenuto, senza dover spendere giorni per leggerlo tutto.

-- Molte volte, sei tu, anche semplicemente camuffata, la protagonista delle tue opere, con insoliti e fantasiosi autoritratti. Il tuo corpo e il tuo volto, in alcuni casi privo di lineamenti come nella bella "Simona", in altri casi imbottigliato come nell' "autoritratto" del 2003, compare e scompare tra le tue fotografie e quelle di Alessandro. Ciò che mi colpisce è la libertà con la quale ti sai re-interpretare, è la fantasia sempre differente con cui ti rappresenti o vieni rappresentata. L'autoritratto è un altro di quei fenomeni da sempre ricorrenti nell'arte, e forse una tra le ragioni stesse dell'espressione artistica. Senz'altro tra i riferimenti di un artista che come te utilizza la fotografia, ci sono gli autoritratti di Cindy Sherman che comunemente viene considerata tra i caposcuola della fotografia d'arte contemporanea.Vuoi descriverci l'importanza dell'Autoritratto nella tua ricerca e quali sono gli autoritratti di fotografi moderni o contemporanei che più hai apprezzato?

Semplicemente ci sono delle immagini dove non riesco ad immaginare nessuno che posi oltre che me, vuoi perché mi toccano troppo da vicino, vuoi per via delle mie "dimensioni fisiche"...

-- Torniamo alle tue fotografie; in "Sposi di zucchero", "L'umano duello", o "Effe" del 2004, cambi registro. Mi sembrano opere molto più vicine all'estetica dell'arte attuale e meno della fotografia in senso stretto. Trovo particolarmente riuscite, della prima la sua leggerezza orientale e come già ti ho scritto, della seconda l'enigma dichiarato di matrice surrealista. Le associazioni d'idee possibili generate dalle tue opere nel fruitore, anche emotivamente, tra episodi del passato e del presente dell'arte, del cinema, del teatro o della letteratura, possono essere moltissime, ed ora che ti scrivo ho in mente Lewis Carroll, tra l'altro anche fotografo. Mi interessa però comprendere come una tua opera "nasce", per quanto tempo viene elaborata nella tua mente e perché avverti la necessità di generarla.

...Come nasce... Alle volte sono pensieri, altre frammenti di un sogno o rivisitazioni di cose accadute. L'elaborazione nella mia mente è veloce, la realizzazione un po' meno. Nella maggior parte dei casi, costruisco io i costumi o gli accessori che servono, e per questo ci vuole un po' più di tempo. Perché avverto di generarla... è così... un'esigenza.

-- E' bello sapere che tra due artisti di valore e buona autonomia espressiva, come te e Alessandro Di Giugno, entrambi fotografi, ci sia poi un sodalizio oltre che artistico, di natura sentimentale. Quale tipo di interazione si viene a creare tra la tua e la sua ricerca? Collaborate reciprocamente alla realizzazione delle vostre fotografie?

Capita che ci alterniamo ad essere l'uno l'assistente dell'altro. Non credo ci sia interazione fra le nostre ricerche, sicuramente c'è tra di noi. Discutiamo spesso cercando di entrare l'uno nella testa dell'altro.

Quale ruolo ha l'elaborazione digitale nella realizzazione finale di una tua fotografia? Puoi raccontarci come tecnicamente realizzi una tua serie fotografica?

Nessun ruolo! Lavoro solo con mezzi tradizionali. Non ho mai utilizzato il digitale. Costruisco le scene e poi fotografo con una macchina analogica di medio formato.

Intervista curata da Cristiano Mattia Ricci